Favola: l’eroe misterioso (per ragazzi)

INTRODUZIONE: un vero eroe, è quel valoroso, che rischia la sua vita per gli altri, restando anonimo e sconosciuto…ma..

INIZIO
Favola: L’eroe misterioso

Nel mondo delle favole, dove la vita si conduce libera ed un sogno di ottimismo pervade l’anima, laggiù a volte arriva il malintenzionato a portare afflizione.

Quella che vi voglio raccontare è la storia di un paese situato nella penisola italica, la storia è ambiantata intorno al periodo simil-storico del 1600 d.c.

C’era una volta un paese dove la gente era consigliata da molta positività…erano molto altruisti e si aiutavano tra loro e se pure spesso erano differenti nelle loro opinioni, essi erano molto rispettosi di ognuno.

L’economia prosperava e si diffuse nel paese molta ricchezza per ogni abitante..ma tutti gli invidiosi lo seppero e questo attirò l’avidità di un orda di briganti..gelosi del benessere di quella gente..che non faceva altro che lavorare e guadagnare.

I briganti durante la notte, entrarono in paese e vinta la resistenza delle poche guardie messe di sentinella, si appropriarono della sede comunale..e della stazione dei gendarmi.

All’alba gli abitanti videro il loro paese occupato..i briganti erano numerosi li comandava Peppino U’ Scugnizzu …un capo brigante molto malvagio..egli ordinò il saccheggio e il vilipendio di ogni casa…i briganti chiesero un tributo ad ogni abitante..chiesero denaro e gioielli con modi violenti e cattivi.

I briganti radunarono la popolazione impaurita in piazza e fu facile poiché era gente mite e ordinarono loro di consegnare i loro tesori privati e le loro ricchezze..chi si rifiutava era percosso e malmenato..e le donne schiaffeggiate e denudate per umiliarle davanti a tutti.

Si creò in quei giorni di occupazione un clima di persecuzione fisica e psicologica..e tutti speravano in un eroe che però non arrivava ancora..chi mai ci salverà da questi villani e aridi gaglioffi?

E così gli abitanti impauriti furono costretti a sottomettersi ed a donare in cambio della vita, i loro averi..gioielli e vettovaglie e giovani donne a quel gruppo di briganti malvagi e avidi…che tutte le sere si ubriacavano…

Essi si impossessarono del castello, una volta abitato dallo sceriffo del re ..e vi fecero li la loro dimora, da quel luogo comandavano le loro azioni malvagie nel paese ed in tutta la regione…il paese era diventato un covo di briganti..

Dovete sapere che viveva in quel paese…un giovane tranquillo e idealista si chiamava Secondario Amilcare… era questi un giovane mago e anche scienziato…aveva un solo difetto, ma era un difetto fisico, era zoppo..zoppicava dalla gamba sinistra.

Egli era un uomo giusto e siccome aveva viaggiato per tutto il mondo..egli conosceva l’arte della magia e dell’alchimia…viveva solo… ma era ugualmente buono e gentile con tutti.

Durante la occupazione del paese da parte dei briganti, la chiesa e i sacerdoti consigliavano le genti alla pazienza ed a porgere l’altra guancia ed a volte ad accettare con spirito di martirio qualche umiliazione…mantenersi in vita era la cosa più importante…bisognava dare ragione ai briganti… loro erano più forti…

Lui invece Secondario Amilcare, pensava ad una soluzione che liberasse il paese dalla occupazione malvagia..ma temeva una ritorsione da parte dei briganti sulla sua famiglia e i suoi amici, e poi era zoppo come avrebbe potuto competere in battaglia con gente più sana e più forte di lui…quindi temeva che se lo avessero riconosciuto e notato sarebbero stati guai per tutti, temeva per la sua famiglia se lui si fosse reso protagonista di una ribellione…così decise di agire con furbizia.

Si ricordò che nei sotterranei della sua abitazione c’era un vecchio libro che un suo antenato aveva comprato nella lontana Asia probabilmente in India…o da quelle parti, e decise di leggerlo…

Andò nei sotterranei lesse questo libro con molto interesse e imparò da esso il potere paranormale della “ubiquità dello spirito” e la “trasmigrazione dell’anima”, oltre che “l’evocazione dello spirito degli antenati”.

Secondario Amilcare, di nascosto a quei malvagi briganti, col passare del tempo durante quelle notti, costruì una macchina che funzionava con un sorgente di energia generata da un composto chimico, che fermentando produceva energia elettrica e un gas di tipo ecto-plasmico..
Amilcare mediante una cuffia di cuoio che si metteva sulla testa e che lo collegava alla macchina mediante fili di ferro e di rame, incominciò lo esperimento.
Amilcare Secondario collegò il proprio cervello alla macchina e formulò le parole magiche del libro pensando intensamente alla sua intenzione..una sonnolenza lo prese all’improvviso e si addormentò vicino al congegno..

Aveva precedentemente inserito in una parte nella macchina una grossa lucertola verde e un pipistrello nero tutti e due ben vivi e arzilli..

Secondario dopo che si addormentò collegato alla macchina, come per magia dal suo corpo cominciò ad uscire una nube ecto-plasmica di colore nero..che prese pian piano la forma di un cavaliere con tanto di armatura e di spada…dal congegno elettro-chimico inserito nella macchina scaturì altrettanto ectoplasma nero che prese invece forma di un drago nero molto grintoso e con le ali…il drago ecto-plasmico creato sapeva infatti volare.

Sia il drago che il cavaliere erano mossi e tenuti vivi nella realtà dalle parti cerebrali del suo cervello, ma egli era fisicamente in catalessi ed era semi addormentato….la volontà dell’eroe era pronta a fronteggiare i terribili briganti che infestavano il paese…un fantasma tutto nero gli obbediva…il fantasma poteva anche diventare più denso o fluttuante, molti erano i suoi poteri che erano comuni a tutti i fantasmi…egli era “il cavaliere del drago” ed era questi un cavaliere suo antenato, il ricordo del quale viveva nei suoi geni cerebrali..e fu da Secondario evocato mentre dormiva.

Era notte alta…alcuni briganti erano di sentinella….altri dormivano ubriachi nella stazione di polizia e altri ancora contavano nella taverna i loro denari rubati al popolo.

Gli abitanti del paese in preda al clima di terrore dormivano prigionieri nelle loro case..era vietato uscire di casa a quell’ora…era il momento buono per agire pensò il “Cavaliere del Drago”

Il cavaliere armato di spada e di scudo..salì sulla schiena del suo drago..e volando diventando meno denso nell’ecto-plasma, attraversò i muri della sua casa, vi ricordo che era come un fantasma quindi poteva passare attraverso le pareti, il fantasma raggiunse la piazza del paese in un istante.

La piazza era deserta..c’erano solo pochi briganti di sentinella vicino al palazzo comunale…armati di spade e fucili.

Il fantasma si avvicinò a loro era invisibile e mentalmente rese visibile la spada e con un gesto punitivo li trafisse ad uno ad uno con essa..uno per uno tutte le sentinelle morirono senza capirne il perché…ne chi fosse stato il loro nemico.

Il giorno dopo il capo dei briganti..Peppino U’ Scugnizzu dovette rassegnarsi..qualcuno aveva ucciso parte dei suoi amici briganti…doveva scoprire chi era stato..ma ciò era strano… la popolazione era stata rinchiusa nelle loro case e c’era il coprifuoco nel paese…e poi si trattava di gente mite…quindi chi poteva essere stato?.

Intanto di giorno, il giovane Secondario Amilcare stava sempre nella sua casa e meditava sui poteri del fantasma evocato da lui, di cui lui era la mente…i briganti lo lasciavano in pace poiché Secondario Amilcare aveva sempre pagato il tributo preteso da quei brutti ceffi e prepotenti..ed era pensato dai briganti una persona innocua alle loro intenzioni..poichè era anche invalido in quanto visibilmente malato ad una gamba….

Bisognava aspettare la notte per agire di nuovo …i poteri del “cavaliere del drago” erano tanti..egli poteva diventare invisibile…egli poteva attraversare i muri…egli poteva sollevare grossi pesi poiché era molto forte…egli poteva diventare gigantesco…egli poteva volare nel cielo buio della notte molto velocemente.

La notte calò sul paese.. il nostro eroe Amilcare si collegò alla macchina..e il fantasma del cavaliere del drago..diventò reale e ricomparve.

Il fantasma volò nel cielo del paese…questa volta la volontà del giovane dormiente decise di dirigerlo al castello occupato dai briganti…laggiù era costudito tutto il loro tesoro ottenuto con le ruberie e malvagità.

Vi entrò e sguainando la spada ma sempre restando invisibile…combattè e uccise i briganti che si trovavano in quel luogo..essi non capivano cosa succedeva….. prendevano botte e sciabolate micidiali…ma non vedevano nessuno..il cavaliere scese dal drago e prese il sacco del bottino con dentro il tesoro sottratto agli abitanti..e si diresse verso la casa del sindaco e li davanti lasciò in terra il sacco e disse al sindaco con voce tenebrosa:

“sindaco! ritorna questo tesoro subito ad ogni abitante del paese!”..quindi tornando in groppa al drago volante, comandò il suo drago alle sue intenzioni e ne causò il ritorno nel suo rifugio.. che erano i sotterranei della casa del suo evocatore, il giovane Amilcare, suo discendente.

Non vi dico quale fu l’ira di Peppino O’ Scugnizzu, quando si vide derubato e capì che i suoi briganti non sapevano con chi prendersela…“Per tutti gli sputa-fuoco!” disse il capo dei briganti…”tutti i paesani sono tornati in possesso del loro denaro” decise che ne avrebbe parlato al sindaco ed al prete del paese..tutto ciò era strano, i briganti sopravvissuti parlavano di una forza invisibile, di un fantasma che li aveva travolti e ucciso parte di loro.

Infatti essi subivano una suggestione, i briganti cominciarono a dirsi tra loro terrorizzati, che nel paese c’era un fantasma sanguinario e crudele, ed era molto arrabbiato con loro. Questo fantasma agiva durante la notte proprio a mezzanotte ed era spietato con i nemici del suo paese…molti briganti volevano disertare abbandonare quel luogo..ma intimoriti dal loro capo restarono al loro posto ugualmente.

Bisognava capire come mai molti briganti erano morti a causa di qualcosa di invisibile… forse la colpa era di un fantasma..essi avevano ora molto timore di lui…girava voce tra i briganti che il fantasma era in realtà il diavolo in persona..”brr… che brividi di paura…forse chi è ucciso dalla sua spada finisce dritto all’inferno..è terribile!..dicevano tra loro i briganti”.

Il giorno dopo….il capo dei briganti Peppino U’ Scugnizzu decise di chiedere ancora spiegazioni al sindaco e al prete del paese…stavano succedendo cose strane e di notte nelle strade del paese..i suoi briganti erano diventati superstiziosi ed avevano paura a sorvegliare ed a stare da soli di notte..

Il capo brigante avvertiva la paura dei suoi amici e voleva porvi rimedio…sapeva che i suoi uomini erano ignoranti, ma erano sempre gente crudele, di conseguenza avrebbero vinto il loro nemico anche se era invisibile.

Il parere del prete era che nel paese era arrivato lo spirito del diavolo…poiché la gente non pregava più da molto, viveva comprendendo l’ingiustizia voluta dai briganti e quindi i santi avevano abbandonato il paese…questo avrebbe attirato il demonio in quel luogo.

Il parere del sindaco, che aveva visto il cavaliere, era che il problema forse era dovuto ad un fantasma di un antenato, il quale aveva in passato fondato e costruito per primo il paese e che ora infastidito dalla occupazione illegittima, faceva giustizia dei briganti usurpatori…colpevoli di aver tolto la pace ai suoi cittadini e suoi discendenti.

“Allora è un problema mistico..lo risolverò!” affermò il capo dei briganti.

Peppino U’ Scugnizzu come prima cosa decise e intimò alla popolazione terrorizzata dai suoi modi violenti di andare in chiesa e pregare che il diavolo se ne andasse via dal loro paese.

“E pregate con serietà mi raccomando!” diceva loro il brigante.

Il capo dei briganti inoltre decise di tendere un agguato al fantasma o diavolo che sia..”egli se ne doveva andare!”..bisognava esorcizzare il paese, poiché in quel paese si stava bene infatti la gente che ci abitava dava ragione sempre ai briganti..tutti avevano paura di litigare con il capo brigante…quindi era vantaggioso per tutti loro restare li…a vivere a sbafo di tutto il paese..

La gente del paese impaurita obbedì al capo dei briganti e mentre la popolazione era in chiesa a pregare, i briganti presero come ostaggio alcune donne e bambini, e per organizzare una trappola, li legarono nel centro della piazza, poi il capo brigante si nascose con molti dei suoi briganti dietro le colonne del porticato e aspettò..tra poco sarebbe scesa la notte sul paese…il fantasma sarebbe comparso.

Tutte le sere il giovane Secondario Amilcare scendeva nei sotterranei della sua casa e si collegava alla sua macchina la quale creava l’ectoplasma nero, egli cadeva in catalessi e appariva non appena lui si era addormentato, il fantasma del “cavaliere del drago” appariva..e poi il fantasma obbediva alla sua volontà di dormiente che lo comanmdava a essere eroe del paese.

Il fantasma uscì attraverso i muri dalla sua casa..il cavaliere del drago..si diresse verso la piazza, vide i prigionieri e scese dal suo drago per liberare e sciogliere le funi che tenevano legati le donne ed i bambini…diventò visile e li liberò..

I briganti e il loro capo finalmente lo videro..era uno spirito nero e si lanciarono contro di lui armati di spade e fucili.

Il cavaliere del drago fece in tempo a liberare i prigionieri che scapparono tutti nelle loro case e poi deciso… si girò e affrontò i briganti..

I briganti si stavano avvicinando sparando con i fucili, il cavaliere dall’elmo nero, dallo scudo e dal mantello nero, li aspettava indifferente alle pallottole, brandendo una lunga spada…egli variava la sua densità corporea ed evitava di essere ferito in questo modo..

I briganti si avvicinarono minacciosi..e il cavaliere pur restando visibile..si fece forte dei suoi poteri e si ingigantì di ben cinque volte ..diventò un gigante e con i suoi piedi giganteschi prese a calci i briganti..che spaventati scapparono via.

Visto che i briganti se ne erano andati..il cavaliere tornò a statura normale e sali in groppa al suo drago e tornò volando al suo rifugio segreto.

I briganti e il loro capo avevano perso come sempre…era proprio così il paese sembrava protetto da una forza invisibile e magica…decisero quindi di fuggire ..ma prima bisognava riprendersi il tesoro dissero al loro capo..”tanto lavoro per niente..non va bene! Riprendiamoci almeno il tesoro”

Il pomeriggio dopo, Peppino O’ Scugnizzu comandò di radunare tutta la popolazione nella piazza per fucilarla, se essi non ridavano il tesoro ai briganti, il capo di quei malfattori aveva bisogno di quel ricatto, egli voleva ricattare il sindaco e decise che avrebbe minacciato di morte l’intera popolazione se essi non lo accontentavano.

Il brigante radunò tutta la popolazione del paese e la mise sotto il tiro dei fucili dei suoi uomini che gli restavano, essi erano ancora numerosi.

Peppino U’Scugnizzu intimò: “Se non mi ridate al più presto il tesoro… vi sparo a tutti quanti!”

Ci fu un urlo di stupore nella piazza..poiché nell’alto dei cieli del paese..tutti poterono vedere..un fantasma nero in groppa ad un drago nero..che brandeggiava la sua spada e diceva a tutti con voce tenebrosa:

“Gente del paese ascoltatemi!..ribellatevi alle maniere prepotenti e arroganti e opportuniste del capo dei briganti… ribellatevi a lui! E aggiunse: “Presto! su coraggio riscattate il vostro onore nella libertà..diventate un popolo libero e fiero…combattete per i vostri figli ed il vostro futuro!”

Detto questo in tutti gli uomini presenti a sentire le parole del fantasma, si formò una intenzione coraggiosa..la popolazione del paese insorse e si gettò piena di ira e di rancore, per gli abusi subiti in quei giorni, contro quei malvagi briganti urlando:

“A morte gli usurpatori malvagi..a morte i briganti!”

Il malvagio Peppino U’ Scugnizzu, vedendo quella folla inferocita gettarsi contro di lui ordinò ai suoi briganti di sparare ..ma la folla non si fermò nonostante qualcuno di loro fosse colpito, allora il capo brigante tentò di fuggire, ma il cavaliere del drago lo vide dal cielo e capì che quel che era accaduto nel paese era dovuto alla avidità e crudeltà di quel capo brigante.

E così comandò il drago di cui era in groppa, a precipitarsi su quella persona crudele, volando come un rapace ed ordinò al suo drago di ghermirlo con le sue zampe artigliate.

In seguito il cavaliere comandò di nuovo il drago che teneva prigioniero il capo brigante con i suoi artigli, a volare nel cielo in alto..molto in alto.. e li sotto gli occhi di tutti, comandò il drago a lasciare cadere nel vuoto la preda terrorizzata e fu così che Peppino U’Scugnizzu precipitò urlante da cielo e si sfracellò sul pavimento della piazza..e morì in un bagno di sangue.

I briganti furono affrontati e vinti dalla folla finalmente unita, che era insorta contro di loro, qualcuno tra loro se la diede a gambe e abbandonò il paese, chi correndo a piedi chi a cavallo ma quasi tutti furono presi prigionieri e giustiziati dalla folla..nessuno restò vivo avevano commesso troppe cattiverie…molti innocenti erano stati maltrattati ed umiliati..

Tutti rivolsero il loro sguardo nel cielo e videro il cavaliere in groppa al drago che li salutava con il braccio che alzava la sua spada era quello il saluto del cavaliere del drago e tutti ringraziarono il loro eroe per aver liberato il paese.

Nella casa di Secondario Amilcare la macchina elettro-chimica si fermò, il ragazzo finalmente si svegliò dalla catalessi e raggiunse zoppicando anche lui la piazza e poté con il popolo festeggiare la liberazione del paese.

Tutti si chiesero nei giorno che seguirono..chi mai fosse e da dove fosse arrivato quel fantasma..ma mai ebbero risposta certa…il cavaliere del drago diventò con il tempo una leggenda..

Da quel giorno in quel paese della penisola italica si festeggia il giorno del cavaliere nero e si brucia in piazza un fantoccio di paglia che raffigura il suo nemico malvagio Peppino U’Scugnizzu, mentre un paesano vestito da cavaliere, con dipinto un drago sul suo scudo, è comandato a dare fuoco quel fantoccio e tutta la gente presente applaude in ricordo del loro eroe, che nessuno scopri mai che nome avesse..

Ma noi sappiamo che lui era un eroe non ambizioso e sfuggiva ad ogni notorietà e suggestione di successo…non cercava gloria per se, voleva solo fare del bene al suo popolo…era solamente un altruista che difendeva la libertà di tutti.

Morale:i migliori eroi della storia della umanità sono quelle persone che pur avendo fatto del bene..decidono di restare anonimi e segreti nella loro identità..gioendo solamente della felicità che danno alla gente con le loro gesta e con il loro eroismo..ed questo il loro premio…solo il Signore saprà chi erano costoro e dove avevano trovato il coraggio di comportarsi da eroi.

Essere un eroe migliore vuol dire anche avere poche ambizioni di successo e scegliere anche di rimanere sconosciuto e di rimanere nell’ombra, un vero eroe non sente il bisogno di essere glorificato, egli rischia la vita solo a causa della sua natura altruistica….

Fine

Autore: Egidio Zippone (Milano, Ottobre 2010)

Giudizio: interessante, originale

voto (da 5 a 10): 9

 

 

 

 

 

 

Favola: l’eroe misterioso (per ragazzi)ultima modifica: 2016-11-16T10:34:47+01:00da scrittore59

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