Favola: il muro magico (per adulti)

(racconto di tipo verde)
INTRODUZIONE: un ragazzo si chiedeva come guadagnare denaro in poco tempo, così imparò ad utilizzare una magia che permetteva di fare la spia a qualche ladro senza rischiare nulla, ed in seguito proponendo delle iniziative per risolvere le conseguenze della violazione del privato causato alla vittima, otteneva in cambio con questa furbizia molte ricchezze..
INIZIO
Favola: il muro magico
Nel mondo delle favole, In un paese non lontano, in Europa nel 1750 d.c., situato in una contea con molti boschi e città, viveva un ragazzo.
Dovete sapere che a questo ragazzo, un giorno i genitori morirono e restò purtroppo da solo.
Il ragazzo che si chiamava Valerio si mise quindi per poter campare e vivere a cercare un lavoro.
Ma dai e ridai, cercava e ricercava ..il lavoro non si trovava e se qualcuno ogni tanto gli dava del lavoro, questo era per un tempo molto limitato.
Così il ragazzo un giorno dovette decidere come guadagnarsi dei soldi ugualmente, si! ugualmente senza pretendere di essere onesto per forza…poiché era per lui una questione di vita e di fame.
C’era del buono in Valerio, aveva delle capacità…dovete sapere che il ragazzo aveva il potere della telepatia e del capire i segreti della gente, leggendo e intuendo osservando semplicemente la fronte del prossimo, lo aveva ereditato questo potere, pensava il ragazzo, da sua nonna poiché si pensava in famiglia che la nonna defunta era di nascosto una strega, Valerio sapeva infatti leggere nei pensieri della gente e scoprire le verità nascoste di ogni persona…leggeva nelle linee delle mani e nei grumi delle tazze di thé consumate, aveva l’abilità di intuire i segreti di chi lo interessava.
Ma chiedere alla gente di pagare per farsi dire e scoprire i segreti che avevano, era considerato da lui un po futile e poco dignitoso come lavoro, la gente riteneva la vita privata importante, e tutti si rifiutavano di collaborare, semmai la gente chiedeva ai maghi ciò che ancora non sapeva, ad esempio chiedeva di solito ciò che il futuro avrebbe portato loro…ma il presente non interessava proprio a nessuno..il presente seppur strano essi lo sapevano già…e il sentirselo dire da un altro non aveva alcuno scopo.
“Cosa me ne faccio di questo potere ereditato geneticamente da mia nonna…non mi da idee utili…ma purtroppo ho bisogno di soldi!” pensava Valerio…
Il ragazzo si mise a pensare seduto sul bordo del marciapiede, mentre un vento gelido soffiava per le strade del paese..pensava:” per avere qualche idea e necessario meditare molto!”…e continuò a riflettere su come risolvere i suoi problemi…
Ma idee valide non riuscivano a formarsi nella sua testa.. così il ragazzo deluso decise di andarsene nel bosco a vivere, in quel luogo nessuno avrebbe capito quanto era povera e triste la sua vita…vivendo in solitudine si sarebbe vergognato meno..forse avrebbe trovato alberi da frutto per saziare la fame…
Si addentrò nel bosco sempre più fitto..cammina e cammina..finchè raggiunse un luogo antico, situato proprio nel centro della foresta.
Esisteva in quel punto ormai avvolto in gran parte dalla vegetazione selvatica, un paese antico con molte case diroccate, forse danneggiate da un terremoto, un paese vuoto e disabitato… ormai deserto…c’era una torre ed un pozzo…delle case di pietra ma ormai senza tetto..delle stalle vuote…e tutto era deserto ed abbandonato da qualche secolo, era solo abitato da corvi, cornacchie e lucertole…
Il ragazzo trovò tra le tante abitazioni deserte e avvolte dalla vegetazione, una casa ancora in buono stato, nonostante il tempo passato, essa era ancora accogliente..ma essa era chiusa da un portone…colpendo la porta con calci e spintoni, Valerio riuscì ad aprirla e vi entrò..
La casa era leggermente illuminata da una finestra, era una casa con tre stanze, Valerio decise che quella sarebbe stata la sua abitazione..avrebbe mangiato bacche e frutti di bosco e colto dei funghi e con la legna secca del bosco si sarebbe riscaldato ed avrebbe bevuto l’acqua del pozzo…forse avrebbe trovato delle castagne oppure delle noci..forse avrebbe soprattutto catturato dei conigli selvatici.
Nell’ interno della casa su un lato..sotto un tetto che stranamente era ancora in buono stato e si sosteneva, c’era un “muro grigio”..quel muro lo interessò particolarmente e Valerio ebbe una idea, decise di dipingere, avrebbe dipinto per passare il tempo le pareti di quel muro…con scritte e immagini..per abbellire quella casa..che sarebbe quindi diventata casa sua…il ragazzo passò la serata in questo modo..aiutandosi con i bastoncini di carbone di legna bruciata e il gesso di certi mattoni di argilla rossi che trovava qua e là tra i ruderi delle altre case, egli dipinse e scrisse abbellendo e rallegrando la vecchia casa.
Poi stanco verso sera, Valerio si addormentò in quella casa..dormendo sul suo zaino disposto in terra, protetto dal soffitto di quella casa antica, e mentre dormiva si mise a sognare.
Valerio sognò che era l’alba e il sole stava sorgendo, sognò colui che aveva costruito quella casa tanti secoli prima..
Sognò un uomo vestito con un pastrano nero e un cappello nero come quello di un mago che gli parlava e gli diceva:
“Ragazzo! Stai dormendo in una casa magica, devi sapere che questa è la “casa della rivelazione” costruzione che io mago Agivulfo ho edificato quando ero ancora in vita, allo scopo di far “giustizia degli imbroglioni”..questa casa ha dei poteri..ma questo potere lo scoprirai da solo…e il mago nel sogno indicò il muro grigio..facendo contemporaneamente una allegra risata “Ah! Ahh! Ahh!”
Ed il sogno di Valerio continuò: “Sappi ragazzo, che ogni cosa che scrivi su questo muro apparirà su tutti i muri del paese vicino, ogni cosa scritta o disegnata apparirà in altro luogo, finchè da questo muro non sarà tolta mediante l’acqua magica del pozzo che si trova vicino la torre vecchia..” ridendo nuovamente il mago del sogno lo salutò svanendo.
Valerio si svegliò dal sogno con la risata del mago ancora negli orecchi, era un pò spaventato, era da solo in quel luogo disabitato ed non restò altro a lui che fuggire da quel luogo lugubre e tornare subito nel paese abitato da cui si era allontanato.
Tornò nel paese che si trovava all’esterno della foresta ed camminando tra le case, si stupì di una cosa, infatti come predetto dal mago, su ogni muro di piazza o di via e di palazzo erano apparsi i suoi disegni e le sue scritte..
Tutti leggevano e giudicavano le sue parole..c’era chi ne rideva soltanto e chi si lamentava purtroppo di quel disordine causato da un maleducato.
“Ma chi era stato, egli aveva scritto su tutti i muri della città le stesse sue parole e imitato i suoi stessi disegni…ciò era molto strano?” pensò Valerio..
“Ecco si ho capito! Le parole sono proprio quelle scritte da me ..ma come era possibile? era di certo stata una magia!”
Così Valerio si ricordò dell’avviso avuto in sogno dal mago: “Chi scriverà sulle pareti di quella casa abbandonata nel bosco..eseguirà una magia..le parole scritte appariranno su ogni parete o muro del paese vicino..finché qualcuno non le toglierà dal muro magico con un acqua particolare…l’acqua della torre appunto che doveva essere magica anche essa…si così aveva detto quello strano tipo nel sogno, come si chiamava? ah si! Agivulfo, si chiamava così!” Valerio ricordava anche il suo nome.
Fu così che in quel momento Valerio ebbe una idea più furba delle altre, ma forse un po’ cattiva, ma a lui piaceva….infatti la pancia era vuota ed i suoi vestiti erano strappati…ed il ragazzo aveva bisogno di soldi…quindi il ragazzo era da capire.
Valerio ebbe di conseguenza questa idea:
“ Quel che scoprirò dalla mente della gente, mediante i poteri ereditati da mia nonna, se mi sarà utile a guadagnare, lo scriverò su quel muro della casa nel bosco e poi chiederò alle vittime della violazione del segreto, di avere denaro in cambio per farle sparire dai muri del paese…solo io so come fare a far sparire le scritte…grazie allo spirito del mago Agivulfo che me lo ha insegnato, egli sarà per me il mio amico mago!”..
“Proprio così, chi mi pagherà bene sarà aiutato da me nella sua volontà di far sparire le scritte dai muri…poichè solo io sono capace di far questo..in questo modo farò finalmente dei soldi…chi vuol tutelare i suoi segreti mi dovrà pagare bene e tanto!”
ed inoltre pensò: “è proprio vero la fame rende pratico l’essere umano…ed è giusto rubare ai ricchi per dare ai poveri..ed il povero sono io…è fare giustizia!”..
Subito si mise in cerca di segreti da svelare…girò per il paese come se fosse un turista e avvicinava le persone che incontrava, rivolgeva loro la parola con un pretesto e leggeva e ascoltava i loro pensieri semplicemente guardandoli sulla fronte…gli ignari intervistati non se ne accorgevano delle sue vere intenzioni…ogni abitante del paese fu studiato e spiato …mediante il potere telepatico di Valerio.
In questo modo Valerio capì tra le tante cose che aveva letto nel pensiero, mentre conversava con la gente con una scusa qualunque, che Enrico l’oste del paese aveva per amante, la legittima moglie di Corrado il sarto del paese.
I due amanti se la intendevano di nascosto e se qualcuno avesse saputo della loro relazione, ad esempio i sacerdoti del vescovado, sarebbe stata di certo una brutta figura per tutti, il sarto Corrado marito di quella donna era compiacente della tresca escogitata da sua moglie, poichè non era desideroso più di fare sesso con lei…e vivevano insieme per solo interesse di economia..
Tutto il paese avrebbe deriso Corrado ugualmente…se si fosse saputo l’intrigo che sopportava…sarebbero stati guai per tutti…i tre immorali avrebbero perso il rispetto del vicinato..
Subito Valerio capì che quella era una occasione buona, per fare un po’ di soldi…la gente commetteva errori e lui giustamente li avrebbe raccontati a tutti..
In questo modo …quella gente peccatrice ed infedele al perbenismo….avrebbe imparato a non commettere più azioni immorali…”è giusto che qualcuno approfitti di loro!, sono bugiardi e ipocriti.. non meritano ne la mia solidarietà ne la mia complicità…meritano una lezione!..” così pensava Valerio..
Valerio incattivito dalla sua povertà che lo rendeva affamato e gli causava l’invidiare la roba di altri, andò nel bosco raggiunse la vecchia casa del defunto mago Agivulfo e dopo aver pulito con l’acqua i vecchi disegni precedenti, cominciò a scrivere ed a disegnare sui muri interni di quella casa il segreto della vita libertina dell’oste e del sarto e di sua moglie..scrisse con puntiglio tutto quello che sapeva su di loro..poi verso sera si addormentò stanco.
Durante la notte la magia si compì..come Valerio aveva intuito..da quella parete qualcosa di magico portò le scritte su tutti muri della città vicina…facendole apparire in altro luogo..
Infatti all’alba..il ragazzo andò in paese e cosa vide?
Su tutte le pareti di ogni piazza, via e palazzi c’era scritto la storia dell’adulterio tra l’oste e la moglie del sarto con tutti i particolari ed i riferimenti.
Tutti gli abitanti del paese lessero quel segreto peccaminoso e tutti ridevano del sarto fatto becco dall’oste…creando scompiglio e scandalo tra i commercianti.
“Presto! qualcuno ci aiuti..lo pagheremo bene”…diceva l’oste di nome Enrico visibilmente pentito in quanto temeva il reagire violento del marito dell’amante, ormai che il sarto Corrado era becco era risaputo da tutti, “starò più attento, non coinvolgerò più in adulterio la moglie di un altro..ho sbagliato! “….diceva tra se e se, e continuava dicendo l’oste pieno di vergogna.. “ma che qualcuno tolga al più presto quelle scritte che parlano di me sui muri!” aggiungeva l’oste ormai triste per la sorte dell’amante…che aveva litigato con suo marito e si era pentita anche lei del suo comportamento immorale..
Il sarto Corrado era molto infuriato con sua moglie, soprattutto perché la tresca era diventata nota a tutti, le finestre della loro casa e del negozio di sartoria erano state chiuse con delle grosse persiane per la vergogna che provavano…la gente faceva strani commenti ad alta voce quando passava per la strada li vicino..e loro i due coniugi colpevoli di immoralità li sentivano e provavano molto disonore…..
“Molti ci hanno provato a toglierle…ma quelle scritte non si riesce proprio a farle sparire! E poi c’è sempre qualcuno che se le legge e le riferisce per dispetto quelle scritte… causando il parlare a sproposito ” diceva la gente incuriosita.
“E’ questo il momento di ottenere un guadagno da questa situazione particolare.. ora agirò con furbizia…è giusto che quei tre peccatori paghino per le loro colpe!”…pensò Valerio.
Il ragazzo andò subito dall’oste e dal sarto e si offrì loro di far sparire quelle scritte, le avrebbe fatto sparire in un attimo quelle brutte parole che li riguardavano dai muri della città, però c’era un però…
Questo rimedio vantaggioso per loro, sarebbe stato possibile, solo se essi gli avrebbero donato in segno di ringraziamento un compenso: “ vi chiedo solo mille denari per ognuno di voi ed io farò sparire quelle scritte, cosa sono mille denari in cambio della pace in famiglia?.”.
Essi allora gli chiesero: “davvero ragazzo tu sei in grado di fare sparire quelle scritte..sappi che molta gente ci ha tentato ..perfino io e il sarto ci abbiamo provato, ma nulla le fa sparire…se dici il vero ecco! tieni i soldi..dai presto fai sparire quelle intriganti parole da tutti i muri delle case…fai presto!”
Valerio prese i soldi tutto contento, e s’incamminò quindi nel bosco per raggiungere il paese e la casa del mago..riempì dal pozzo della torre un secchio di acqua stregata e tolse con quell’acqua, aiutandosi con uno straccio, le parole scritte su muro magico, i muri della vecchia casa nel bosco tornarono puliti..le parole erano sparite …
E tornato in paese, Valerio come previsto e per magia..vide le parole che aveva scritto scomparire dalle pareti delle case..e quindi da tutti i muri del paese, anche da li scomparvero..e i muri del paese tornarono ordinati come prima…per effetto della magia di Agivulfo.
Inoltre nessuno nel paese, come ipnotizzato, ricordava più cosa c’era scritto su quei muri.. e se qualcuno ricordava qualcosa pensava, senza fatica, che erano di certo parole false, e pian piano la vita del sarto di sua moglie e dell’oste poterono tornare tranquille nonostante avevano deciso di restare ad abitare ancora nel paese.
Tutto tornò come prima..ma ora qualcosa era cambiato i tre immorali si erano pentiti ed erano tornati a comportarsi come persone serie..
Ed inoltre adesso Valerio era diventato benestante…..e con quei soldi guadagnati furbescamente infatti si prese in affitto una casa pulita, dei bei vestiti e ottenne da mangiare per tutto l’anno.. con quei soldi Valerio si mise a vivere come un ricco signore.
CAP. 1° – Valerio incontra l’amministratore della contea
Un giorno nella piazza del paese, a differenza del solito via vai di persone, si radunò in quel luogo molta gente, infatti quel giorno avrebbe parlato in pubblico a tutti quanti gli abitanti, il conte Anselmo in persona.
Così tutto il paese si radunò nella piazza e con esso anche Valerio..tutto incuriosito di conoscere il conte che aveva il compito di unico amministratore della contea
Il conte arrivò con una carrozza trainata da cavalli.. annunciato dal suono delle trombe degli araldi.
Il conte Anselmo salì sul palco di legno costruito apposta per lui e parlò e conferì a tutti…plaudendo la ricchezza del paese ed i suoi lavoratori ed elogiandosi per gli abbondanti ricavi fiscali con le quali lui aveva fatto guadagnare il re e finanziato il benessere di tutto il paese.
Furono applausi e complimenti per il conte Anselmo…ci fu per lui un ovazione di compiacimento da parte di tutta la gente presente.
Valerio osservò per bene, poiché era proprio vicino al palco, la fronte del conte…egli era una persona anziana di circa 60 anni, ben vestito e dal volto abbronzato.
Osservando la fronte del conte..il ragazzo capì i suoi pensieri più segreti e riuscì a sapere quando e dove il conte mentiva in quel che diceva e quando invece diceva la verità.
Così Valerio capì che il conte Anselmo aveva mentito in molte cose..egli infatti aveva rubato parte delle tasse destinate al suo re…rubare al re era ritenuto un fatto grave per quei tempi.
Se lo avessero saputo le guardie, che il conte aveva rubato al re parte dei soldi delle tasse per comperarsi beni immobili, molti cavalli e anche vestiti per se stesso…sarebbero stati guai per tutti e per la sua famiglia..
Infatti il denaro delle casse della contea, dovete sapere non era solo del re, ma era anche di tutti i nobili del paese ed era usato soprattutto per spendere in aiuto delle varie necessità dell’intera nazione.
Il conte Anselmo pretendeva un consistente stipendio per questo lavoro e viveva rispettato nel suo bel palazzo in nome della sua onestà e delle sue nobili responsabilità..
il resto delle tasse serviva quindi a pagare i soldati, a costruire ponti e altri castelli, un po’ qui un po’ la, nei confini della regione…ed era quindi il denaro ricavato dalle tasse ogni semestre a essere spedito in un forziere alla capitale doveva viveva il re, mediante una carrozza sorvegliata da molti soldati.
Valerio aveva capito che il conte Anselmo aveva rubato al re, aveva intuito che si era appropriato di molta parte di quel denaro ingiustamente..così Valerio decise di scrivere un pò per punire per dare una lezione ad un imbroglione, ed un po’ per guadagnare in questo modo altro denaro.
Valerio decise di scrivere quel che sapeva del conte sul muro magico della casa del mago…voleva fare giustizia di quel ladro, ed ottenere con questo ricatto segreto favori dal conte Anselmo.
Il giorno dopo di conseguenza su tutti i muri della città..apparvero scritte che avvisavano chiunque che il conte Anselmo aveva rubato…ed aveva rubato anche tanto…ed anche era descritto come aveva fatto a rubare ed il tipo di furbizia usata per imbrogliare il re…erano raccontate sui muri tutte le prove..
Subito il conte comandò..camerieri e valli a pulire e togliere quelle scritte irrispettose dai muri delle case..dovete sapere che a volte per il paese passavano ambasciatori di altre nazioni e quelle parole contro di lui erano pericolose per la sua immagine di persona nobile…se lo avesse saputo il suo re…il re avrebbe castigato di certo duramente il conte Anselmo..in quanto era un amministratore infedele..
Ma niente e nessuno riusciva a eliminare quelle scritte sui muri..così il conte Anselmo cadde in una profonda depressione e tristezza, poiché tutti ora pensavano che lui era un ladro…era vero purtroppo aveva rubato… ma come lo avevano saputo?
Fu così che il furbo Valerio decise di andare al palazzo del conte, per offrirsi come lavorante al suo servizio, allo scopo di essere lui l’incaricato di pulire le pareti delle case del paese dalle scritte…
Il conte Anselmo lo ricevette pieno di speranza….visibilmente depresso.
“Si conte! Io Valerio sono in grado di pulire con buon risultato, le pareti dei palazzi della sua città, quelle brutte scritte contro di lei saranno tolte e tutto sarà dimenticato” disse il ragazzo dopo aver fatto un gentile inchino.
“Si, dici davvero! E dimmi cosa vuoi in cambio da me ragazzo?”
“Niente ha valore per me..non voglio ne oro ne gioielli” rispose Valerio..
“E cosa vuoi allora, dimmi ragazzo!” chiese il conte incuriosito vedendo una speranza…
“Voglio solamente il permesso da voi di avere in sposa ..una delle vostre figlie…solo questo!” disse Valerio facendo un inchino garbato nuovamente…
“Vuoi in sposa una delle mie figlie..ma tu non sei nobile di origini..sai che i nobili sposano i nobili… oppure sposano persone di valore o persone speciali che hanno poteri magici!” disse il conte.
“Se la pensate così conte, allora non vi posso aiutare!” disse Valerio
“Va bene, va bene..non ho scelta..d’altronde, molti non ci sono riusciti nel compito che tu dichiari di saper risolvere..quindi tu avresti qualcosa in te di speciale e di valore, se tu ragazzo riuscirai a togliere quelle parole nefande da tutti i muri..avrai in sposa una delle mie figlie..parola di conte Anselmo! E adesso dimmi come farai?”
“Non posso rivelare come farò ..ma abbiate fede..l’importante è che io riesca a risolvere il problema vostro, non vi pare?” rispose il ragazzo.
Fu così che Valerio tornò nel bosco..entro nel paese disabitato..cercò la casa del mago e vi entrò..e vide sul muro le sue scritte..riempì dell’acqua dal pozzo della vecchia torre..e con essa pulì per bene il muro magico da quelle parole.
Come promesso in tutta la vicina città all’improvviso per la gioia del conte, le parole scritte contro di lui sparirono da tutti i muri ..e il conte vedendo il suo problema risolto, di conseguenza guarì dalla depressione che lo aveva preso…infatti la gente reagì come ipnotizzata per effetto della magia, la gente del paese decise di dimenticarsi di ciò che aveva precedentemente letto e chi se ne ricordava convinceva se stesso che quelle parole, scritte in quel modo poco serio, non dovevano certamente essere considerate sincere..probabilmente erano menzogne…erano calunnie…in quanto erano parole anonime ed erano di certo lo scherzo di un burlone..
Valerio fu accolto dal conte Anselmo come un abile mago, fu giudicato una persona speciale da tutti i famigliari del conte..soprattutto dalle figlie che avevano capito che Valerio aveva poteri magici, e l’anno successivo Valerio come promesso in precedenza, poté sposare Clementina la figlia più giovane del conte Anselmo e divenne anche lui un nobile riconosciuto di quella città.
Il conte Anselmo avendo capito che grazie a quel giovane mago aveva evitato un brutto castigo, per salvare con certezza il suo onore di amministratore del re, decise di rimediare al più presto all’illecito che aveva sulla coscienza, e decise con un sotterfugio, in modo segreto, di restituire tutto il denaro rubato al tesoro del regno..
Valerio con i suoi poteri telepatici intuì e fu soddisfatto di sapere di aver contribuito il rimediare del conte ora suo suocero..era una questione di onore farlo…
Valerio ora non aveva più bisogno di iniziative furbe e disoneste per guadagnarsi da vivere, decise quindi di non utilizzare più i poteri della casa del mago Agivulfo…e si comportò da persona onesta per tutto il resto della sua vita
Valerio visse ricco e nel benessere, tipico della nobiltà di allora, quindi fu facile per lui diventare onesto, e vivendo da innamorato insieme alla moglie Clementina ebbe da lei molti bambini..
Valerio era diventato un nobile e adesso era anche padre, doveva ora anch’egli avere un lavoro degno di un aristocratico, ebbe quindi un giorno l’incarico dal re, di consigliere degli agenti di finanza di tutta la contea, e fu da quel giorno addetto al controllo dei versamenti delle tasse dei contribuenti.
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Morale: non abbiate paura della verità, se avete commesso il fatto è giusto che non abbiate timore che gli altri lo sappiano. Visto che avete deciso di commetterlo forse vi ritenete nel giusto, in questo modo non subirete i ricatti degli opportunisti, che per la bramosia di denaro minacciano di raccontare i vostri fatti privati a tutti…poiché voi avete deciso di non temere che qualcuno lo farà..
La verità seppur riassuntiva è sempre salutare e non va mai abbandonata come regola di vita, se temiamo la verità non saremo più vivi..
Chi teme la verità vivrà nella paura in eterno..lasciate pure che i vostri segreti siano divulgati da qualche spione..
Questo atteggiamento indifferente con chi minaccia di farvi la spia…vi libererà da un gran peso lo spirito..poiché non sempre ci sono delle conseguenze da subire.
E poi si sa, la gente dichiarata nemica, per motivi di antipatia con voi, è in grado di raccontare anche bugie e calunnie sul vostro conto…quindi non temete… in un modo o nell’altro sarete capiti dai perbenisti…

Fine

Autore: Egidio Zippone
(Milano, Settembre 2009)
Giudizio: interessante, originale
voto (da 5 a 10): 9

Favola: il muro magico (per adulti)ultima modifica: 2018-05-05T09:06:27+02:00da scrittore59

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