Favola: Tristano e Costanza (per ragazzi)

INTRODUZIONE: due amici di infanzia, lui innamorato di lei, divisi da una guerra fratricida, combattono ugualmente tra loro dimostrando il loro senso del dovere

INIZIO

Favola: Tristano e Costanza

Nel mondo delle favole, durante il simil periodo storico del 1400 d.c., nelle terre d’Europa si combatteva una lunga guerra.

Mentre nella valle infuriava la battaglia, dopo aver lottato a lungo contro dei soldati a piedi, il cavaliere Tristano e il cavaliere Romeno si allontanarono coi loro cavalli, in cerca di un nuovo nemico, verso il bosco sul lato destro della valle, in cerca di cavalieri di valore da affrontare, “qui ormai ce la fanno da soli!” disse Romeno e aggiunse “andiamo a cercare battaglia da un’altra parte!”.

Erano ormai cinque anni che il regno del nord e il regno del sud…combattevano una guerra aspra e crudele.

Alla morte di Re Ferdinando…..gli eredi non si erano messi d’accordo tra loro sulla spartizione del territorio…la famiglia reale si era divisa in due parti..

Avevano prima bisticciato..e organizzato delitti e intrighi in nome del potere…poi finalmente erano scesi in campo gli eserciti..ed era cominciata la vera guerra…

Questa guerra fratricida aveva portato solo dolore…e infatti molte erano le offese date ed avute, da lavare col sangue per ambo le parti..

Romeno e Tristano cavalcavano lentamente intorno alla zona della battaglia..molti erano i loro duelli gloriosi..erano due cavalieri valorosi..ammirati dagli amici e temuti dai nemici.

All’ improvviso si vide uscire da dietro il boschetto, un cavaliere dall’ armatura dorata, subito Romeno si lanciò contro di lui col suo cavallo dicendo:” é ora di mostrare la nostra bravura!”, Romeno si lanciò contro gridando: “a morte il nemico!”.

Il cavaliere dorato si fermò: “mai questo giorno e stato più fortunato, un cavaliere del regno del Nord che mi sfida!” affermò lo sconosciuto.

I due cavalieri combatterono senza risparmiarsi, con colpi di lancia all’inizio, lanciandosi più volte l’uno contro l’altro con i propri cavalli e dopo con spade e scudi, finché Romeno fu disarcionato da un colpo di spada che lo colpì alla testa e nel cadere trascinò al suolo il cavallo con sé.

IHHIHIHI si lamentò il cavallo nel cadere ….mentre Romeno finiva brutalmente al suolo…e perdeva l’elmo nel rotolare sul terreno.

Il cavaliere dorato a questo punto, scese subito da cavallo e avvicinandosi al disarcionato, velocemente estrasse il coltello e uccise Romeno ferendolo alla gola.

Poi urlando per la vittoria si tolse l’elmo e disse: ”Evviva!…così muoiono i miei nemici!.”

Tristano era fermo a circa 30 metri quando vide l’amico morire, e notò con stupore che il cavaliere dorato che si era tolto l’elmo era una donna.

Era una donna dai capelli neri e dai bei lineamenti, un’amazzone.

Guardandola meglio riconobbe in lei Costanza, l’amica di gioventù, a quei tempi i due regni erano uniti ed in pace e molte erano le amicizie tra i nobili del regno…

Dopo qualche minuto di silenzio, con la sua armatura nera e sullo scudo una croce bianca, Tristano si girò e si tolse l’elmo per farsi riconoscere e disse: “sono Tristano oh! cavaliere e tu sei Costanza la mia compagna di gioventù..la mia amica di infanzia..ti ho riconosciuta…non ti ricordi di me?”.

Costanza lo guardò con stupore, non sembrava nostalgica della loro amicizia, anzi probabilmente si chiese come aveva fatto quel cavaliere a riconoscerla dopo tanto tempo, poi si ricordò che la battaglia continuava e che il nemico gli aveva ucciso crudelmente lo zio, che ella stimava tanto, violentemente ucciso sotto i suoi occhi…lo zio era il suo mentore ed il suo viso si incupì.

Tristano disse: “la sorte ci é nemica e ci fa incontrare qui davanti ai miei soldati che mi giudicano… non posso far altro che affrontarti, come vuole la guerra che oggi ci domina ed esige sangue eroico…i bei tempi sembrano dimenticati…ma forse non vorrei!”

La bellezza della donna che aveva di fronte, il ricordo di lei e il suo viso fiero sembravano convincere Tristano a pensare di cambiare avversario.

Quando qualcuno dal campo di battaglia vedendolo esitare gli urlò: “che hai forse paura di una donna, sei forse un vile…guardate compagni Tristano ha paura!”.

“Il cuore mi piange e preferisco di combattere con un altro!”, urlò in risposta il cavaliere fermando il cavallo ed evitando di lanciarsi contro il nemico.

Dopo qualche minuto Costanza si riprese dallo stupore e avendolo sentito, esclamò: “vile! vedo ancora il sangue del mio amato zio sulle mie mani quando lo tenevo tra le braccia, lui cosi pieno di ideali e mio esempio di vita, lui mio consigliere”.

“Vile codardo… come tutti quelli del tuo casato…affrontami!” disse Costanza salendo in groppa al suo destriero..

“Il tuo orgoglio, sarà la tua rovina é meglio che questo combattimento non abbia mai luogo!” disse Tristano sicuro della sua forza….”ne ho uccisi molti oggi..e non vorrei che tu farai la stessa fine mia cara nemica”.

“Per me siete tutti eguali, voi del regno del nord, il mio odio per voi potrà placarsi solamente col vostro sangue, non ci sono favoritismi e amicizie, anche tu verrai ucciso durante questa battaglia voluta per fare giustizia” affermò Costanza.

Il cavaliere Tristano si abbassò la visiera evidentemente risentito per gli insulti oltraggiosi, si era offeso… era pronto a combattere .

Mentre le urla dei feriti e le grida dei combattenti, mentre i rumori delle spade lo spezzarsi delle lance e il nitrire dei cavalli martoriati rompevano il silenzio della valle… i due cavalieri si prepararono a combattere.

Costanza era sul suo cavallo bianco e con l’armatura dorata, si rimise l’elmo sul capo e si abbassò la visiera sul volto, subito si lanciò al galoppo tenendo alta la lancia gridando minacce e sfidando a duello l’avversario.

Tristano da par suo tenendo alto o scudo, imbizzarrì il suo cavallo nero e posizionò la lancia e si lanciò al galoppo…correndo incontro al cavaliere dorato suo avversario.

Il loro passato di amicizia era dimenticato..l’orgoglio di essere dei cavalieri aveva preso il sopravvento sulla loro amicizia passata..il dovere di soldato comandava ora la loro mente.

Il primo scontro fu decisivo Costanza prese in pieno lo scudo di Tristano con la sua lancia e Tristano dovendo sbilanciarsi all’indietro, alzò il suo braccio ed infilò la lancia nella spalla di lei rompendo l’armatura, li dov’era l’ascella, tutti e due i cavalieri caddero entrambi a terra malamente per il duro scontro.

Il primo a rialzarsi dal terreno fu Tristano, che evidentemente desideroso di non continuare la battaglia, raccolse la spada e si avvicinò a Costanza e le disse: “questo mi basta..vedi mi sono rialzato prima io….in nome della nostra amicizia ti lascio vivere…purché tu Costanza ti arrendi!”.

Costanza si rialzò dolorante della botta sulla spalla, ma essa non sanguinava l’armatura aveva resistito, ma appena si rese conto che poteva continuare a combattere disse: “non mi arrendo guai a te!” e si lanciò contro Tristano aizzando la sua spada, “vendetta!” gridò la donna cavaliere, “avete ucciso molti miei famigliari ingiustamente!” e brandendo la spada si lanciò e ferì l’avversario, ma solamente al braccio sinistro, in quanto con abilità Tristano evitò il corpo mortale al collo muovendosi rapidamente di lato.

Ruotando velocemente su se stesso Tristano evitò il successivo colpo, ma non potè far a meno, in quanto dolorante per la ferita al braccio, di causare nel muoversi rapido col tagliente della sua spada il ferire le carni di lei ferendola al fianco tra i legamenti dell’armatura. Costanza si fermò stupita, poi dolorante si inginocchio e cadde a terra allargando le braccia.

Mentre la battaglia continuava, la tragedia stava per compiersi.

Tristano si tolse l’elmo vedendo il sangue di lei uscire copioso dal fianco dell’armatura dorata, la ferita era mortale vista la quantità di sangue che ne usciva…la spada aveva reciso in quel punto l’arteria renale.

“Costanza!”…. gridò Tristano evidentemente preoccupato, lei lo guardò e gli rispose con voce fievole: “finiscimi!……il destino mi è stato avverso..sarai proprio tu, caro amico, il mio carnefice!” disse lei ricordando la loro amicizia… “Non posso ucciderti!” aggiunse Tristano, “ti medicheranno..ti porterò al campo”…disse lui vedendo il sangue di lei bangnare il prato erboso…

“Sto soffrendo!” disse Costanza….”lasciami morire..sento le forze che mi abbandonano”.

Fu cosi che Tristano si ricordò che era un soldato e alzando la spada a due mani verticalmente….pensò coraggiosamente di porre fine alla sofferenza dell’avversario.

Poi pensò che c’era ancora una speranza ed infilò la spada nel terreno, di fianco al corpo…decise di caricare Costanza sul suo cavallo e decise di correre nelle retrovie in cerca di un medico.

“Maledetta guerra!” affermò, Tristano mentre cavalcava per ore fino a raggiungere l’accampamento era ancora distante….trainando con se il cavallo del suo nemico, che trasportava sdraiato il corpo di Costanza..

Quando arrivò al campo trovò il medico, era ormai tarda sera, ed egli ebbe un presentimento, quando adagiò il corpo di lei sul tavolo dell’ infermeria, il corpo di Costanza era debole di vita, il medico gli confermò: “ ho medicato e cucita la ferita, ma bisogna aspettare che giunga il mattino per togliersi ogni timore, ma questa donna ha perso molto sangue… non è certo che si salverà!”.

Tristano aspettò il passare del tempo, quando giunse in fine l’alba, i dottori dissero a Tristano:”ella non è più, ha perso molto sangue e non c’è l’ha fatta a resistere!”

“Maledetta guerra!” disse Tristano guardando il corpo di lei senza vita, “Signora malvagia hai preteso un altro tributo…quanti altri cavalieri dovranno morire….ma non dovevo essere proprio io il suo assassino..ingiusto destino…lei era la mia cara amica d’infanzia..non dovevo essere io a farla morire!” aggiunse triste.

Tristano richiamò il cavallo vicino a sé, e tornò sul campo di battaglia, il sole era alto e i soldati già combattevano sul campo. Tristano si gettò nella mischia a cercare sfogo per la sua delusione, come un soldato che cerca continuamente la morte pur di non pensare al presente, coraggio e ribellione si mescolarono in lui dandogli forza nel gesto di voler colpire il nemico.

Entrò nella mischia brandendo e trafiggendo con la spada i nemici sia a destra che a sinistra, facendosi strada nella mischia di fanti con la sua spada, in cerca della morte o della gloria, facendosi largo tra la massa di soldati che tentavano di difendersi dalla sua furia…ormai non gli importava più di niente.

Fin quando accortosi che nessuno più osava opporsi a lui e che la sua ira stava passando per far posto alla stanchezza, e rendendosi conto che la battaglia di oggi , questa battaglia, sarebbe finita con il regno del nord vincitore, lanciò il cavallo verso una zona della valle dove non c’era nessuno e cavalcò libero per i campi desolati.

Mentre Tristano usciva dalla zona della battaglia, ebbe un presentimento, forse poteva salvare Costanza e la sua coscienza di bravo soldato.

Si ricordò che in quella parte di terra, abitava un famoso stregone, abile nella magia sia bianca che nera, forse lui poteva salvare la sua amata e farla forse risorgere dalla morte.

Tristano cavalcò e andò in direzione del suo accampamento, raggiunse la tenda dell’ospedale, il corpo della donna ormai morta era ancora li, Tristano mise il corpo della sua amata Costanza su un carro trainato da un cavallo e subito si diresse con il carro verso la casa di legna nella foresta dove abitava lo stregone, in fretta aizzando il cavallo a correre con più velocità possibile sul sentiero.

Lo stregone li stava aspettando, in un presagio, lo stregone aveva già capito cosa voleva da lui quel cavaliere.

Tristano adagiò il corpo di Costanza su un lastrone di pietra situato nei pressi della abitazione e chiese quindi consiglio allo stregone: ”Aiutami! ti pagherò bene!”.

“Cavaliere entrò tre giorni possiamo ancora salvare questa donna, ma bisogna varcare la porta dell’Ade per farlo…ed è molto pericoloso…entro tre giorni cioè prima che la sua anima sia trasportata nel luogo del non ritorno, cioè dove gli inferi sono più profondi.

Devi sapere oh! cavaliere che sulla soglia della entrata dell’Ade, luogo che io ti indicherò, vive un drago con tre teste e tu cavaliere dovrai vincerlo e incatenarlo…poiché esso non può morire in quanto è immortale, in seguito scendendo i gradini delle scale di pietra situate nella caverna, raggiungerai un lago dove sulla sua riva, le anime morte da poco si riuniscono e aspettano il loro tetro trasportatore..laggiù sulla riva di quel lago di certo troverai l’anima di questa donna e se farai in tempo, ed entrò tre giorni, la porterai da me, io potrò con la mia magia reincarnare la sua anima nel suo corpo ed aiutandomi con pozioni magiche lo farò tornare a vera vita”.

Lo stregone continuò a parlare a Tristano: “dopo che avrai raggiunto il luogo magico, dovrai spostare un grosso macigno che chiude la sua entrata, avrai bisogno di molta forza muscolare, ecco cavaliere bevi questa pozione magica che renderà molto forte il tuo corpo per un tempo sufficiente!” aggiunse lo stregone tenendo nelle mani un tazza di colore argento piena di liquido verde, “ la forza che ti darà questa pozione, ti permetterà di spostare il macigno e avrai anche energie per incatenare il drago guardiano comandato a custodire l’entrata dell’Ade”.

Doveva fare presto, Tristano raggiunse il punto indicato dalla mappa dello stregone, ed entrò nella buia caverna..vide il grosso macigno che chiudeva la porta e lo spostò, si stupì della forza delle sue braccia ed entrò deciso dalla porta, subito vide il drago e lo affrontò con coraggio, il drago era immortale ed aveva tre teste le cui bocche dentate volevano mordere, ma il nostro cavaliere riuscì ugualmente a ferirlo e ad incatenarlo alle pareti della caverna minacciandolo con la sua lancia e la sua spada…ora aveva abbastanza spazio per passare e poter raggiungere le scale di pietra situate in fondo alla caverna.

Doveva fare presto, Tristano scese velocemente i molti gradini di pietra delle scale e raggiunse la valle dove cominciava il lago dalla acqua scura…vide che sotto quell’acqua, strane presenze, probabilmente mostri marini, nuotavano a guardia dell’isola posta al centro del lago.

Sulla riva di quel lago, vide le anime dei defunti morti di recente che aspettavano un imbarcazione per essere trasportate su quell’isola…erano molte e tutte guardavano lontano in direzione dell’isola del non ritorno, che stava nel centro del lago…

Cercò con lo sguardo la sua amata e vide finalmente l’anima bianca della sua amica Costanza, ella era seduta su una roccia circondata da due spiriti di energia ectoplasmica nera che sembravano tormentarla.

Tristano si arrabbiò vedendo la scena crudele ed ingiusta decise di affrontare i due spiriti neri, ma i colpi della sua spada attraversavano le loro figure spettrali senza ferirli..gli spiriti neri risero di lui sentendosi più forti..

da lontano intanto si vedeva una imbarcazione di colore nero, arrivare dal centro del lago, guidata da un ombra dalle sembianze di scheletro dagli occhi di brace avvolto in un saio nero, munito di un cappuccio sulla testa… essa stava giungendo a riva e presto avrebbe portato via l’anima di Costanza.

Vedendosi impedito alla sua liberazione e capendo il dramma che stava per compiersi, Tristano si commosse, si sentiva colpevole di questa tragica situazione, vedendo l’anima pallida della sua amata Costanza tormentata dagli spiriti maligni, si commosse e pianse vere lacrime e pregò il suo Signore e disse: “ Signore aiutami!”

Le lacrime scorrendo sul suo viso giunsero sul terreno fatto di piccole pietre grigie e da queste pietre si vide scaturire come per miracolo una forte luce bianca che illuminò tutto intorno la riva, a vedere quella luce, tutte le anime nere si allontanarono accecate, quella intensa luce illuminava tutto intorno disturbandole..Tristano doveva fare presto..

Approfittando del momento, Tristano prese tra le braccia l’anima di Costanza e si allontanò, subito risalì i numerosi gradini delle scale, si avvicinò alla porta dell’entrata degli inferi..si! ci era riuscito…raggiunse l’entrata e uscì dall’Ade, lasciò incustodita l’anima di Costanza sul carro che stava all’esterno e subito tornò indietro e dopo avere liberato il drago dalle catene, ripose al suo posto il pesante macigno a chiusura dell’entrata dell’Ade, tutto era tornato come prima, ma ora l’anima di Costanza era libera di essere reincarnata nel suo corpo in attesa.

Tristano portò l’anima della donna dallo stregone, il corpo di Costanza posto sulla lastra di pietra sembrava dormire, e dopo aver compiuto un rituale magico lo stregone comandò l’anima della donna a riconoscere se stessa e l’anima si reincarnò facendosi respirare dalle narici del corpo.

La donna chiamata Costanza all’improvviso con un nuovo e ampio respiro si risvegliò dal suo sonno di morte.

Subito lo stregone le fece bere una pozione magica di colore rosso dicendo: “oh! signora questa medicina aumenterà la quantità del tuo sangue e ti sentirai in questo modo più in forze ”.

Costanza… dopo pochi minuti…riprese conoscenza completamente e guardò Tristano con occhi pieni di gratitudine. I due restarono in silenzio a parlarsi..e quando la donna sembrò ricordare tutto..Tristano chiese a lei di esser perdonato.

“Costanza!” Disse Tristano “ho capito di amarti ancora come quando eravamo ragazzi.. ma tu mi ami?”

Costanza rimase in silenzio e poco dopo così rispose: “Tristano caro amico io ti sono grata..ma sappi che non sono degna del tuo amore..poiché amo in verità un altro..un nobile del mio casato..egli ha prigioniero il mio cuore ”.

“Non importa!” affermò deluso il cavaliere “ l’importante è che tu sei viva e non sei morta a causa mia!” rispose Tristano.

I due giovani ringraziarono e salutarono lo stregone, che si accontentò per l’aiuto dato di una borsa di monete d’oro, i due cavalieri ripartirono con il carro verso lo accampamento dei soldati…e laggiù Tristano lasciò Costanza alla attenzione delle guardie, infatti ella era ancora una nemica, era ritenuta una prigioniera di guerra.

Si! era così Costanza amava un altro e Tristano ormai lo aveva capito.

Tristano ritrovò il suo cavallo e si rimise in viaggio, ma era stressato per la fatica, notando che la sera ed il buio stavano arrivando ed il suo corpo era stanco, vedendo da lontano una taverna illuminata, Tristano decise di raggiungerla e fermarsi laggiù per una sosta.

Nel vedere entrare quel cavaliere sporco di sudore e di sangue la donna proprietaria della taverna urlò per la paura.

“Sono Tristano un cavaliere del regno del nord” disse “non temere…ho solo bisogno di riposarmi!”.

La padrona della taverna..che si chiamava Silvia….si impietosì e decise di aiutare il cavaliere stremato…indicandogli un tavolo.

Tristano si sedette ad un tavolo della taverna e rimase silenzioso e non ordinò nulla all’oste, Tristano si sentiva stanco e deluso.

Rimase seduto su quella sedia di legno per ore guardando nel vuoto e quando l’ultimo viandante se ne fu andato, ordinò finalmente anche lui da mangiare, gli fu offerto del vino e del cibo caldo.

Egli mangiò e bevve in silenzio…proprio così la donna che amava non lo ricambiava, inoltre Tristano aveva ucciso molti soldati e sentiva il peso di quelle morti causate da lui… quanta gente doveva ancora morire a causa della vanità che portava discordia tra i due re di quelle terre.

La donna gli si avvicinò, “ti meriti un bagno tiepido e profumato!” disse appoggiando le sue mani calde sulle spalle del cavaliere: “la battaglia é lontana da qui, cavaliere le tue gesta eroiche di oggi le racconteranno i poeti”.

La donna convinse il cavaliere a seguirlo e insieme salirono verso una stanza attigua che era la sua, la camera di Silvia.

La donna lo lavò, lo accudì e fu così che quella notte, dopo tanto odio, Tristano trovò anche il tempo per ricevere e provare un po’ di amore.

Tra le braccia di Silvia..sua protettrice…alla quale Tristano volle come richiesta di amore di farle dimenticare l’amica Costanza..ormai l’amica era lontana da lui come se non fosse più viva, ormai Costanza non era più innamorata di lui…ella era certo che amava un altro.

I due nuovi amanti invece… Tristano e Silvia si amarono tutta la notte, a quella donna erano sempre piaciuti i bei cavalieri..lui invece cercava in quella donna l’oblio della sua coscienza sofferente, voleva la pace….voleva dimenticare l’orrore della battaglia ..il dovere di soldato lo aveva obbligato ad uccidere…mai se lo sarebbe perdonato….forse sarebbe stato meglio se fosse stato lui a morire…ma il destino aveva deciso diversamente.

Il nuovo giorno sorse, arrivò l’alba..e illuminò tutto intorno con il sole sia il campo dei caduti in battaglia che la poco distante taverna.

Il sole del mattino, vide il cavaliere abbracciato ad una donna e dopo aver fatto colazione Tristano baciò la sua nuova amata Silvia..la salutò e tornò al suo dovere di soldato…doveva raggiungere l’accampamento del suo esercito.

Avvicinandosi al campo il cavaliere capì che la battaglia decisiva si era ormai conclusa…..il nemico era vinto..molti erano i morti nelle file del regno del sud.

“La guerra ..questa maledetta guerra finalmente terminerà!” pensò Tristano.

I soldati lo videro, non appena lo riconobbero lo salutarono con un “evviva!..evviva Tristano” alzando le loro spade tutti insieme.

“Gioire per la vittoria è bello miei prodi!” urlò Tristano ……ma grande è stato il tributo di vite umane che ha causato questa battaglia..tante le vittime….ora bisogna seppellire i morti..essi erano tanti valorosi che hanno combattuto in nome del dovere di essere un bravo soldato”..
Tristano disse questo pensando con onore all’amico deceduto, il cavaliere Romeno.

Tristano si recò all’ospedale da campo…..e vide Costanza, ella era messa con altri prigionieri su un carro per esser portata ad un vicino campo di custodia…i suoi generali avrebbero chiesto un riscatto per lei ..era infatti figlia di una famiglia nobile ed influente, ella era cara al re del regno del sud, e la sua vita valeva molto…forse ci sarebbe stato uno scambio di prigionieri tra le parti..

Il destino però volle che fosse il regno del nord a vincere la guerra, infatti quella settimana il regno del Nord vinse una battaglia decisiva e in quelle terre, dopo qualche mese finalmente tornò la pace.

Tristano potè così incontrare di frequente l’amore di Silvia e divenne il suo amante segreto…e così dimenticò Costanza per sempre.

Morale: chi obbedisce al dovere quasi sempre si comporta in modo da rendersi infelice…dovrebbe comandare per noi il nostro cuore, invece molto spesso comanda il cervello, che ci obbliga a obbedire ad un ideale severo..questa purtroppo è la vita di chi é comandato dall’esigenza di essere un bravo soldato.

Fine

Autore. Egidio Zippone (Milano, Settembre 2011)

Giudizio: Interessante, poetico

voto (da 5 a 10): 9

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Favola: Tristano e Costanza (per ragazzi)ultima modifica: 2016-11-21T13:28:24+01:00da scrittore59

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