Favola: Il Dott. Alberto Munelli ed il didone (per adulti)

(racconto di tipo verde e bianco)
INTRODUZIONE: Molto spesso i genitori si aspettano tanta vanità dalla vita dei figli, ma a volte restano delusi, in quanto essi non sono sempre geniali, poichè l’umanità è fatta anche di persone normali, l’importante però é migliorarsi….
INIZIO
Il Dott. Alberto Munelli ed il didone
Ci sono cose della realtà che andrebbero tenute segrete, ma comunque io le ritengo ugualmente argomenti validi per uno scrittore di fiabe, ed ecco per voi questa storia, ma mi raccomando sappiate che si tratta soltanto di una favola.
C’era una volta, nel 1960 d.c., un bambino di nome Alberto che viveva in una bella casa con suo padre e sua madre.
Questi due genitori erano contenti di avere un figlio maschio e si aspettavano da lui grandi cose.
Il bambino cresceva sano e felice, la sua infanzia era svagata e fatta di momenti di gioco, era una vita molto spensierata.
Ma un giorno il padre del bambino affermò:
“i figli dei miei amici dimostrano tutti quanti di avere capacità e delle qualità speciali, voglio che anche mio figlio sia ricordato come un bambino prodigio!”.
“Certo marito, tuo figlio sarà un grande uomo, lo mandiamo subito a scuola di musica e di apprendistato rapido, per renderlo colto ed istruito, poi chiederemo agli insegnanti quali doti particolari ha il nostro ragazzo, così lo sapremo…” disse la madre.
E così per il povero bambino di nome Alberto, i momenti di gioco e di relax terminarono e cominciò per lui il lento stillicidio dello studiare cose noiose e pesanti, esse erano molte, tante e per niente divertenti.
Alberto a nove anni, doveva perfino suonare un pianoforte, comprato apposta per lui e messo in salotto.
Tutto per il bambino, all’improvviso, era diventata una realtà basata sul dovere, come se fosse diventato un lavoro il suo vivere.
Tutta la vita di Alberto aveva il solo scopo di appagare l’ambizione vanitosa dei suoi genitori, infatti l’intenzione famigliare era di far gioire il competere tra i suoi genitori ed i genitori dei suoi amici.
Alberto si intratteneva nello studiare come se stesse compiendo un lavoro, per molte ore al giorno, ma tutto era troppo faticoso per uno della sua età.
Alla fine del corso per bambini prodigio, i genitori di Alberto chiesero agli insegnanti, sia di musica, sia di scienze e sia di letteratura, dove il loro figlio, che senz’altro per i suoi genitori era un genio, avesse dimostrato più attitudine.
Purtroppo gli insegnanti, pur usando parole gentili, risposero che il loro figlio, pur essendo un bravo ed onesto ragazzo, non presentava eccellenze proprio in niente, anzi il loro figlio era secondo loro, proprio normale come bambino, dissero di più, era ciò che si diceva un bambino non adatto a continuare gli studi rapidi, il tipo di bambino più diffuso nel mondo, ma comunque Alberto non aveva doti particolari in lui.
I genitori risposero in modo sgarbato agli insegnanti che:” voi insegnanti dovete capire meglio..nostro figlio è certamente un genio..siete voi che non siete capaci di valorizzare le sue capacità!”.
I giorni passarono ed il padre del ragazzo una sera all’improvviso dopo aver letto una notizia sul giornale…si diede una manata sulla gamba ed all’improvviso esclamò: “Moglie! forse gli insegnanti hanno ragione, ma secondo me nostro figlio è intelligente lo stesso, ma forse non riesce a dimostrarlo come vorrebbe, secondo me ha un problema di tipo spirituale non mentale, dobbiamo andare da un mago-psicologo e chiedere a lui un parere, ci sarà un motivo per il quale nostro figlio non riesce a dimostrare le qualità che di certo nasconde…ecco qui l’indirizzo sul giornale!”
Fu così che il padre e la madre di Alberto portarono il loro figlio ad incontrare un mago che faceva anche da psicologo, egli era un dottore molto famoso.
Il mago si intrattenne e parlò con Alberto per una buona mezz’ora, poi chiamò i genitori e disse loro:
“Cari genitori, vostro figlio è normale, ma ha solo una lacuna, non ha nessun aiuto interiore, gli manca nella mente un aiuto spirituale, uno spirito benevolo che lo consiglia quando non sa le cose, gli manca quel che si dice. il Didone.”
“E cosa sarebbe il Didone?” Chiese la madre
Il mago continuò: “Il Didone sarebbe lo spirito di un altro, di solito lo spirito di una persona veramente brava e sapiente, che si incarna nella testa del vostro ragazzo e lo rende abile ed esperto, come se egli avesse a disposizione un suggeritore, tutti i ragazzi prodigio ne hanno uno, dovete sapere che questo è il loro segreto, essi hanno attitudini vere, vere capacità, ma molto spesso sono aiutati da un Didone…è il loro vantaggio sugli altri….con il Didone incarnato essi diventano perfetti e vincenti.”
“E come si fa ad avere questo vantaggio sugli altri?” Chiese il padre di Alberto.
“Ci penserò io… cari amici!” disse il mago..e si alzò dalla scrivania per tornare poco dopo…ecco qui per voi tre oggetti, che io ho precedentemente rubato ad un ragazzo prodigio…ma questa è un altra storia..
Questi tre oggetti dicevo appartengono ad un vero genio…egli é bravo in tutto, ora egli è un grande uomo veramente affermato in società, chi li possiede subirà la sua incarnazione spirituale, in quanti il derubato da tempo cerca questi oggetti, ed è proprio arrabbiato con chi li ha rubati.
Vostro figlio dovrà tenere nella sua tasca questi tre oggetti e manipolandoli ogni tanto, diventerà lui il ladro cercato, causando così la incarnazione dello spirito del padrone-genio in lui, che si comporterà come un suggeritore involontariamente, poichè vivrà i problemi di vostro figlio come se fossero i suoi, si formerà nella mente di vostro figlio un spirito Didone a causa di questo comportamento dello spirito.”
I genitori capirono, e pagarono lo psicologo, poi se ne andarono dallo studio medico insieme al figlio Alberto…
Fu così che i genitori ebbero i tre oggetti, essi erano:
un soldatino di gomma di colore verde, una moneta antica fenicia, un porta-chiavi di argento grigio.
Il mago aveva detto il giorno prima ai genitori di Alberto:
“Date questi oggetti a vostro figlio e vedrete che la sua intelligenza ed abilità miglioreranno di certo, fino a farlo diventare un vero genio, proprio come è stato un intelligentone nella vita il padrone vero di questi oggetti.”
I due genitori vinsero i timori ed i dubbi e quella sera e subito diedero al figlio Alberto i tre oggetti, come se gli stessi fossero un regalo, in realtà erano oggetti rubati a qualcuno ed avevano un compito spirituale ben preciso.
Il giorno dopo Alberto teneva in mano i tre oggetti saltuariamente e poi li riponeva in tasca, ed dopo qualche giorno di questa manipolazione, cominciò a sentìre una voce nella testa che diceva: “Queste tre cose sono mie, e chi me le ha rubate diventerà me! Questo è il castigo!.” Disse la voce nella mente…che era uno spirito.
Fu così che Alberto da quel giorno, ebbe a disposizione lo spirito di un altro, cioè il suo cervello da quel giorno avrebbe funzionato con l’aiuto di due spiriti, uno era il Didone (suggeritore) e l’altro era lui (il consigliato).
Alberto terminate le medie inferiori con un buon risultato, si iscrisse poi al liceo scientifico più vicino…i genitori erano ottimisti sul suo proseguimento da studente.
Fu ritenuto dagli insegnanti un bravo studente, e superò molti esami, per forza lo aiutava il Didone.
Quando Alberto era insicuro sulle risposte, una voce mentale gli suggeriva le soluzioni rendendolo abile nei risultati…e tutti facevano dei complimenti al ragazzo..
Fu così che Alberto riuscì a diplomarsi al liceo, e conseguì un buon esame di maturità, ottenne il massimo dei voti e cioè ottenne..60/60…tutti 10….
Gli insegnanti consigliarono ai genitori il proseguimento degli studi, ed Alberto si iscrisse di conseguenza all’Università, alla facoltà di Fisica, voleva diventare esperto in fisica…cosi consigliava il Didone..
Dopo cinque lunghi anni, sempre consigliato dal Didone che era un spirito ed abile suggeritore e migliorava molto spesso l’uso della memoria, Alberto ottenne buoni risultati e si laureò infatti con 110 e lode….tutti 10….
I genitori organizzarono una festa tra amici e parenti, erano molto orgogliosi del loro figlio…bisognava vesteggìare e molti furono i complimenti ad Alberto..
Giorni dopo, il dottor Alberto rispose ad un annuncio di lavoro su un giornale:
Alberto fu assunto da un azienda internazionale residente a Milano, specializzata nel progettare macchine utensili.
Da principio Alberto, ebbe molto successo come progettista e tecnologo, tutti i suoi colleghi forse suggestionati dal buon risultato universitario che aveva conseguito ebbero di conseguenza buona stima di lui.
Col passare degli anni, gli incarichi divennero sempre più difficili, ed un giorno, l’azienda ebbe necessità di progettare un impianto industriale, per soddisfare esigenze di mercato, occorreva una macchina con funzioni tecnologiche nuove e recenti, doveva essere molto costosa ed i dirigenti dell’azienda diedero l’incarico a lui…si proprio al Dott. Alberto Munelli…
Occorreva inventare e progettare una macchina che avrebbe fatto funzionare un intero impianto industriale situato nel Lazio…nella zona vicina al mare…
Alberto confidava nel suo Didone, ma il Didone in realtà sapeva solo quel che sanno i libri universitari, i manuali, il Didone aveva una buona memoria dei testi scolastici studiati all’Università, era cioè un copiatore di nozioni molto ordinato, ma ora si trattava di inventare macchine mai create prima e mai sperimentate, c’era un rischio latente di sbagliare il progetto, dovuto alla inesperienza della sua azienda in quel tipo di tecnologia, ma occorreva sperimentare nonostante il rischio economico..bisognava arrivare all’obbiettivo prima della concorrenza…
Il Dott. Alberto Munelli capì che il Didone non poteva aiutarlo in tutto, Alberto doveva confidare solamente sulla sua attitudine a quel lavoro e doveva ugualmente inventare un progetto e doveva fare presto, se sarebbe andato tutto a buon fine, avrebbe fatto carriera in quella azienda in modo rapido e sarebbe diventato direttore di ufficio tecnico e sarebbe stato pagato con un notevole stipendio tutti i mesi.
Dopo un periodo di indecisione progettuale, il Dott. Alberto rischiò e propose finalmente un suo progetto al datore di lavoro.
Il datore di lavoro ambizioso ed avido come era, consigliato dalla buona valutazione della Università nei riguardi del progettista, decise di costruire ed investì molto denaro in quel progetto, le credenziali del Dott. Alberto Munelli erano ottime.
La macchina utensile fu costruita è messa in funzione in un impianto industriale situato nel Lazio,
Dopo un anno che i macchinari erano in funzione, dovete sapere che qualcosa si mise a funzionare male, purtroppo si ruppe la parte più importante della macchina, il perno della biella-manovella, la bussola corrispondente si fuse per la troppa frizione causata da un cattivo dimensionamento e la macchina creata in quel punto si surriscaldò e prese fuoco il liquido oleodinamico, le fiamme raggiunsero il serbatoio li vicino, e di conseguenza scoppiò un incendio nell’impianto, a causa di questo incendio, furono coinvolte delle persone e morirono purtroppo cinque operai.
Fu un grave danno di immagine per l’azienda progettista, aggiunto al dolore per i parenti delle vittime, ne parlò la televisione e tutto il mondo del lavoro, fu aperta un inchiesta dalla procura, di conseguenza ll titolare dell’azienda dovette dare furbescamente la colpa a qualcuno, il responsabile dell’azienda scaricò barile e quindi fu incolpato il Dott.. Alberto Munelli che risultava essere il progettista della macchina utensile.
Molta fu la delusione, sia tra i colleghi di lavoro che tra i suoi famigliari per la notizia..
Il Dott. Alberto fu preso di conseguenza da una forte depressione ed ebbe un esaurimento psico-fisico a causa della pesante responsabilità morale datogli dal suo datore di lavoro, che coinvolse tutta la sua vita negativamente..
Durante la malattia il Dott. Alberto venne a sapere che l’azienda aveva pagato tutti i danni ai macchinari e rimborsato i famigliari delle vittime. si trattava di un caso di omicidio colposo, morti bianche, e per questo nessuno finì in prigione…
Dopo un periodo di malattia ai nervi, Alberto tornò al lavoro ma dopo un mese, i colleghi giustamente non si fidavano più di lui, ormai le sue capacità tecniche erano in dubbio..tutti sapevano che si era anche ammalato di un esaurimento nervoso..qualcuno pensava che forse era da ritenere pazzo anche per questo….
il Dottor Alberto non aveva più una buona fama di tecnologo, forse la sua buona laurea universitaria era un falso…era diffuso questo sospetto, come voce antipatica, tra i colleghi, questo sospetto era un infamia, per l’azienda Il Dott. Alberto era diventato un argomento che faceva vergognare…era diventato scandaloso come immagine….
Il Didone come si comportò nella mente del consigliato?
Il Didone Invece di aiutare psicologicamente Alberto, diventò ad un tratto malvagio e cinico e quindi affermò con voce spirituale:
“Io non ho mai sbagliato!, morte a chi commette errori nel lavoro, secondo me Alberto non è più affidabile come lavoratore… poiché chi sbaglia è un matto… chi sbaglia quindi va licenziato!”
Alberto capì, che il Didone nonostante vivesse in lui, si era scorporato psicologicamente, forse per non soffrire della brutta figura, all’improvviso si era messo contro il consigliato, accentuando le frustrazioni di Alberto.
Il Dott. Alberto ebbe una ennesima crisi di coscienza, che lo portò a diventare quasi schizofrenico, Alberto sembrava ormai litigare mentalmente con una parte di se, il Didone chiese ai veggenti, che erano spiriti supremi e giudici meritocratici della vita, di poter abbandonare il corpo di Alberto, Il Didone se ne voleva fuggire da quella realtà umana certamente da ritenere perdente e fallita, ed Alberto ne soffrì molto poichè considerava il Didone come se fosse un suo padre spirituale, Alberto era ormai deluso da ogni cosa….e diede quindi le dimissioni a quel posto di lavoro..
Alberto in un momento di crisi profonda, mentre si trovava sul ponte di un fiume che attraversava la città, pur trovandosi pieno di sgomento, decise di reagire con praticità, ed infatti non si suicidò, Alberto prese i tre oggetti che custodiva segretamente, quelli dati dai genitori a lui, che teneva sempre in una tasca, e sentendosi tradito da loro, li buttò lanciandoli nel fiume dicendo: “Via! Sparite da me! queste tre cose portano sfortuna!”
Alberto lanciò i tre oggetti, che aveva sempre in tasca, di cui mai prima si era separato, nel fiume sottostante, il più lontano possibile da lui, e si sentì finalmente libero dai doveri di essere un carrierista ..
Ciò che lo aveva reso ambizioso, col passare del tempo, sparì da lui a causa di quel gesto…ed infatti Alberto cominciò ad avvertire un senso di liberazione.
Passarono molti anni, Alberto non voleva più fare il progettista come lavoro, e non si propose più come progettista a nessuno, diceva agli amici ed ai parenti che non gli piaceva più l’ambiente impiegatizio…lui avvertiva troppa competizione e rivalità con chi svolgeva quel tipo di lavoro.
Alberto di conseguenza cambiò il suo modo di vivere e le sue amicizie e si circondò di persone semplici e di gente poco ambiziosa.
Dopo molti giorni Alberto incontrò una donna che faceva la portinaia di un condominio, si sentì compreso da lei nel volere una vita con meno responsabilità, si innamorò di lei, di Giulia, e se la sposò.
Alberto e Giulia andarono ad abitare in un appartamento adibito a immobile per custodi di portineria, ebbero dall’amministratore l’incarico di portinai e vissero felici e contenti nella semplicità di una vita poco ambiziosa, dove era permesso darsi pace con l’ignoranza e la speranza in una vita che credeva nella Provvidenza.
Dovete sapere che Giulia ed Alberto ebbero due figli, due figli normali senz’altro, essi non presentavano genialità, ma soprattutto Alberto grazie a questa scelta poco ambiziosa, ebbe finalmente una vita da persona normale, e disse un giorno pieno di speranza: “la felicità la proverò nelle cose di tutti i giorni, nelle cose più semplici!”.
Morale: I genitori che si aspettano tanto dai figli molto spesso sono destinati a essere delusi, la troppa ambizione desiderata da una vita vincente dei propri figli é causa invece di infelicità per loro, soprattutto se essa è motivata da sentimenti di competizione eccessiva…
L’unico dovere di ognuno di noi è accettare se stessi, sia nei pregi che nei difetti…infatti l’importante nella vita é partecipare…e se il posto in prima fila qualcuno dirà che non lo meritiamo..
e necessario che impariamo ad accontentarci di un ruolo secondario in società…così avremo di certo pace per il resto della vita..
Fine

Autore: Egidio Zippone
(Milano, Luglio 2015)
Giudizio: interessante, originale
voto: (da 5 a 10): 9

Favola: Il Dott. Alberto Munelli ed il didone (per adulti)ultima modifica: 2019-09-22T14:50:43+02:00da scrittore59

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