Favola: il pescatore e l’eremita (per ragazzi)

 

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(racconto di tipo verde)

INTRODUZIONE: impegnarsi con un santo con una promessa, può portare molta fortuna, ma guai a dimenticarsi di mantenere la promessa fatta a lui….

INIZIO

Favola: Il pescatore e l’eremita

Accadde in una regione della penisola italica, l’attuale Puglia nel 280 d.c. che un povero pescatore di nome Michele, che non è esistito per davvero, ma se ne racconta solo nel mondo delle favole, decise che era meglio impegnarsi di più nel suo lavoro, in questo modo avrebbe avuto sempre denaro per comperarsi il cibo da mangiare..e così disse al suo unico figlio: “presto figlio andiamo a lavorare!”

Ma purtroppo il guadagno del lavoro di pescatore era poco..occorreva fare di più..bisognava inventare nuove risorse.

I due pescatori padre e figlio erano molto poveri…e il lavoro del padre non sempre portava in famiglia guadagni sostanziosi…essi vivevano in una capanna sul mare, vicino a dei bacini di acqua di mare utilizzati per fare il sale..e si arrangiavano come potevano…un po’ con la pesca, un po’ con la vendita del sale ricavato dai laghetti di acqua salata asciugati dal sole.

Un giorno mentre il pescatore Michele era a pesca con la sua barca al largo, vide un uomo in difficoltà che stava per annegare.

Subito il pescatore diresse la sua barca verso la zona di mare dove si trovava il malcapitato e si gettò a nuoto tra le onde per salvarlo, prese l’uomo e lo condusse alla barca con le sue forti braccia e lo issò a bordo della sua imbarcazione.

Il pescatore offrì i primi soccorsi e scoprì che il malcapitato era un vecchio eremita che viveva sulla montagna del Gargano che gli chiese “come mi posso sdebitare con te pescatore? Mi hai salvato la vita!”

E così il pescatore Michele gli raccontò della sua povertà e di come andavano male i suoi affari..e di come il suo lavoro era precario.

Fu così che i due diventarono amici ed il vecchio eremita gli disse il suo nome e gli raccontò la sua vita: “mi chiamo Gidiuzzo Zippun (non è esistito per davvero ma se ne parla solo nel mondo delle favole) …e sappi che io sono l’eremita che risolve i problemi e porta la soluzione a tutto..” affermò l’anziano.

“Ma come hai fatto a finire in mare così al largo?” chiese il pescatore Michele.

Il vecchio eremita gli raccontò allora che mentre passeggiava sulla riva nel poco mare cercando qualche conchiglia, ad un tratto si era formata nel mare un’onda gigantesca comandata dal “Signore dei venti”, una tromba marina, l’onda del mare si era ingrossata all’improvviso e lo aveva travolto portandolo al largo..l’eremita continuò: ”ho nuotato a malapena tra le onde” continuò il vecchio..”nuotando piano con poca forza ho resistito alle onde per molto tempo, ma per fortuna tu pescatore mi hai salvato dall’acque profonde agitate in superficie dai venti .”

“Devi sapere che il Signore della montagna e il Signore dei venti sono infatti nemici…la montagna spezza l’agire del vento e il vento spinge le nuvole contro di essa..e il vento rosica le cime delle montagna sgretolandole…” gli disse ancora l’eremita.

“Devi sapere pescatore, che il “Signore della montagna” protegge me Gidiuzzo Zippun e devi sapere che io sono il santo della montagna..ed il mio Signore commosso dal mio vivere povero e in solitudine, mi ha donato i poteri di aiutare nel portar fortuna nella vita a quelle persone che mi chiedono aiuto”

“Ed io Zippun ho questo potere, in quanto vivo come un eremita da solo e da anni e in povertà sulla montagna protetto dal Signore che vive lassù.”

“Vivendo in quel modo, io Zippun, sono stato illuminato dal Signore..ed ho imparato a risolvere i problemi di salute e di poca fortuna di coloro che incontro nelle mie giornate” raccontò il vecchio eremita.

Il pescatore Michele senti quelle parole e disse: “dici che hai dei poteri..non sarai mica il diavolo?”

“No! Non sono il diavolo” rispose l’eremita..”perché io nonostante i poteri che ho, so anche perdonare e consolare”

fu così che Michele disse: “Chiedo aiuto a te Zippun, poiché io sono povero!”

“Ti aiuterò!” disse l’eremita conducimi con il tuo carro con cui porti il pesce ed il sale al paese, conducimi con esso alle pendici della mia montagna, la montagna del Gargano”

Fu così che il pescatore e l’eremita diventarono amici, salirono sul carro e si diressero alla montagna del Gargano, durante il viaggio l’eremita intuì i problemi del pescatore, l’eremita Zippun gli disse: “pescatore di nome Michele, devi sapere che io ogni giorno dipingo un quadro raffigurante la montagna, il mare e la campagna, li dipingo sulla tela, ne ho tanti, quando arriviamo alla mia capanna, sceglierai quelli che ti piacciono di più e li porterai a casa tua..potrai guadagnare molti soldi rivendendoli al mercato, ti porteranno fortuna!”…intanto il carretto trainato da un asinello arrivò finalmente nei pressi della casetta del vecchio eremita e li si fermò….e l’eremita poté consegnare i quadri a Michele.

Fu allora che l’eremita disse: “c’è poi un’altra cosa da decidere…dimmi cosa ti piace come alimento, cosa ti piace da mangiare di più?”

e Michele rispose: “mi piace da mangiare e sono goloso della focaccia con le olive verdi!” rispose il pescatore.

“Bene ora lo so! Per ottenere fortuna bisogna fare una promessa, devi fare una promessa Michele, devi promettere di mangiare la domenica e solo la domenica in compagnia di chi vuoi, la focaccia con le olive, devi promettermi che tutte le domeniche mangerai questo tipo di cibo e penserai a me, ricordando la mia storia di vita e raccontandola a chi è con te.” .

“Se per avere fortuna devo fare così..così farò! Mangerò tutte le domeniche solo focaccia con le olive e racconterò di te saggio eremita..lo prometto!” rispose Michele con gratitudine unita alla fede per i miracoli ..e così Michele convinto ad una nuova fede, prese con se i quadri dipinti dall’eremita e salutò il vecchio per tornare a casa con il suo carretto.

Il lungo viaggio di ritorno dal Gargano alla capanna vicino alle Saline terminò finalmente, ed il pescatore potè tornare alla sua povera casa..e così poté raccontare al figlio la storia dell’eremita e poté mostrare i cinquanta quadri donati a lui, il pescatore disse al figlio di metterli in una stanza della sua casa, proprio come il vecchio eremita gli aveva consigliato.

Siccome era domenica sera, come promesso Michele e suo figlio mangiarono il povero pasto di olive verdi e focaccia parlando dell’eremita Gidiuzzo Zippun, mantenendo la promessa fatta al santo e poi andarono a dormire.

Il giorno dopo il pescatore si svegliò e andò a pesca come sempre, ma cosa accadde? …una improvvisa fortuna lo coinvolse …egli pescando con la sua barca, riempì le reti di molti pesci..”finalmente ho fatto una buona pesca!” disse a se stesso il pescatore…e tornò verso riva tutto felice, volgendo le vele della barca al vento.

Decise quindi di portare in paese il pescato e giunto in paese di venderlo al mercato, vendette il pesce, e fece buoni affari, e ne ricavò un buon guadagno..”così potrò dare da mangiare a mio figlio cose nutrienti e prelibate!” affermò il pescatore.

Per tutta la settimana il pescatore riempì le reti e ogni volta che andava a pesca prendeva molti pesci con la sua barca..in seguito andava al mercato e subito riusciva a vendere i pesci al mercato ad un buon prezzo ricavando ancora una volta un buon guadagno.

Così che il figlio ora poteva finalmente mangiare carni e selvaggina prelibata per pasto e bere del buon succo di frutta.

Un sera inoltre Michele ebbe ancora fortuna, era domenica, dopo avere mangiato come sempre un pasto di focaccia e di olive, il figlio vedendo al buio i quadri dell’eremita amico del padre…notò che essi emanavano una luce verde-rosa fluorescente..”sono quindi quadri di valore dipinti con una vernice speciale sembrano magici!” esclamò..e convinse il padre a venderli al mercato per aumentare il guadagno della famiglia.

E così si adoperò il padre, andò in paese e guadagnò molto denaro con la vendita dei dipinti colorati con la vernice fluorescente, essi si vedevano anche al buio..essi piacevano per le emozioni che davano a guardarli.

Michele in quei mesi, guadagnò tanto denaro in questo modo e decise con il denaro ricavato di comperare una bella villa nella città più grande della regione, dovete sapere che a quel tempo l’unica costruzione ricca in quel paese era la dimora del patrizio romano governatore del paese, che amministrava nell’interesse dell’imperatore Costantino tutta la regione…ora in quel paese, grazie a Michele, sarebbe stata restaurata un’altra villa, Michele diventato ricco la volle adornata di splenditi mosaici, porte variopinte e pavimenti di marmo pregiato, e la villa che aveva comperato diventò ancor più splendente.

La villa fu restaurata in breve tempo e Michele pagò bene i lavoranti.

Il patrizio romano della regione vedendo quella bella villa costruita nello stesso paese..decise di invitare a cena da lui il certo ricco proprietario……poiché voleva conoscerlo.

Michele diventò amico del patrizio romano e si mise a frequentare le famiglie ricche del paese anche lui.

La figlia del patrizio romano intanto diventò amica del figlio di Michele e tutti i giorni essi giocavano insieme nel parco…e studiavano insieme nella libreria del padre governatore, che pensate era molto devoto dell’imperatore Costantino ..la sua libreria era molto antica…piena di libri e pergamene importanti…importanti per la storia di Roma…tutti tomi scritti a mano con pazienza e con abilità degna dei più abili scribi.

I due genitori, il patrizio romano e il pescatore Michele, diventarono buoni amici..e discutevano a cena di come amministrare la regione e di mantenerla onesta..e di come era bella la penisola italica governata da Roma.

Il pescatore era ormai diventato ricco…ma si era dimenticato di una cosa, in quei giorni felici, si dimenticò purtroppo della promessa data all’eremita..e non pensò più a quell’anziano amico…non parlò più di lui tutte le domeniche…e soprattutto non mangiò più la focaccia con le olive, ma si nutrì di cose più ricche e nutrienti accettando i numerosi inviti delle famiglie ricche della regione.

Dovete sapere che, come sempre, la figlia del patrizio romano e il figlio del pescatore, studiavano insieme nella libreria del governatore, quella libreria antica era custodita con pignoleria dai servi, dovete sapere che i servi tutti i giorni pulivano e ordinavano le numerose pergamene ed i libri, molto spesso il patrizio romano aveva descritto il valore di quei tomi ai due ragazzi, ed essi un po’ giocando un po’ studiando sostavano per molto tempo in quel luogo suggestivo…era proprio una bella libreria.

Dovete sapere che il servo che aveva l’incarico di riordinare i libri e le numerose pergamene… era un po’ distratto, infatti quel giorno nel ripulire gli antichi tomi, si dimenticò di un libro importante mettendolo distrattamente in un baule in mezzo agli unguenti e agli stracci, il baule fu posto poi dietro gli scaffali della libreria, iI rituale periodico di pulire le copertine di pelle di ogni libro fu compiuto regolarmente, ma ci fu un imprevisto, il servo in modo inconsapevole si dimenticò di rimettere al suo posto un libro importante, dono dell’imperatore Costantino al governatore della Puglia…

Quando la settimana seguente il patrizio romano ricevette l’ordine da Roma di restituire proprio quel libro, questi si recò nella libreria per cercare quel libro dono dell’imperatore Costantino in modo da poterlo restituire, ma esso era introvabile e il governatore si arrabbiò molto con tutti, subito nel disagio sospettò prima di tutto dei due ragazzi, essi erano gli unici che sostavano di frequente in quel luogo e soprattutto sospettò del figlio di Michele che era un estraneo, solo lui era l’unico indagato ed il governatore aveva per lui quindi diffidenza, secondo il governatore per motivi di invidia quel ragazzo avrebbe rubato il libro antico.

A questo punto il governatore accusò tutto inviperito il ragazzo denunciandolo alle autorità per furto, chiamò le guardie per far arrestare sia il ragazzo che Michele in quanto padre del ladro e quindi responsabile del comportamento di suo figlio. Per condanna definitiva, ordinò di distruggere e incendiare la bella villa appena costruita da Michele….

Non bastando queste punizioni, per un ulteriore risarcimento, il governatore condannò il figlio del pescatore e lo obbligò ad andare a lavorare in una fattoria lontana per offrirsi come servo senza stipendio.. Il povero pescatore invece fu comandato per risarcimento a lavorare nelle cave di marmo romane, senza stipendio anche lui, ed era in quel luogo puntualmente fustigato ogni giorno per invitarlo a impegnarsi di più nel lavoro di schiavo.

Michele era proprio ridotto in schiavitù ed aveva perso la libertà, egli era deriso e fustigato dai soldati romani, tanto che un giorno Michele affermò afflitto “ho raggiunto il fondo..sono sfortunato..me povero…sono finito..sono ridotto in schiavitù!”.

I due sventurati non poterono ribellarsi all’ingiustizia..la loro vita fu distrutta da questa condanna…dovevano rimediare con il lavoro diventando schiavi del governatore.

Fu così che essi passarono mesi fatti di pianti e di lacrime..padre e figlio vivevano entrambi lontani senza vedersi mai.

Passarono altri mesi e settimane di prigionia.

Quando un giorno, durante una sosta dal duro lavoro, Michele vide dei soldati nutrirsi con una focaccia, era proprio una focaccia con olive verdi sopra.

Intuendo qualcosa, Michele chiese ai soldati romani: “ Che giorno è oggi?” quando seppe che quel giorno era domenica, si ricordò della promessa fatta alla eremita ed impietosendo i soldati, chiese loro di avere un poco di focaccia con le olive per se, vedendolo sofferente e piangente, un soldato tra i tanti, più buono degli altri, per aiutarlo gli offrì impietosito parte della sua focaccia con le olive..e fu così che Michele si ricordò della storia dell’ amico eremita..e chiese aiuto a lui pensandolo:

“Ma siamo sicuri che oggi è domenica?” chiese di nuovo Michele, i soldati romani risposero: “ si schiavo! oggi è domenica, per quel che ti può importare!” Michele quindi pensò “è domenica e stò mangiando focaccia con le olive, qualcosa succederà!”..disse con un tono di speranza Michele ricordandosi della promessa fatta all’eremita.

“Mi permetta caro soldato di raccontarle un storia da me vissuta in passato mentre ci mangiamo queste olive e questa focaccia da lei gentilmente offerta”..e così il pescatore raccontò al soldato durante la sosta di tale eremita Gidiuzzo Zippun che aiutava gli afflitti e che viveva sulla montagna del Gargano come un santo. .

Michele ebbe così il tempo di raccontare dei magnifici quadri fluorescenti dipinti dal santo..e della vita da eremita che egli conduceva da tempo sulla montagne del Gargano e disse tutto quello che sapeva di lui..che Zippun era un saggio e che aveva promesso di aiutare la gente portando loro fortuna, aiutandola a vincere i problemi che avevano.

Gidiuzzo Zippun in quel momento era infatti nella sua capanna sulla montagna e potè udire, il parlare di Michele, tramite una voce che proveniva da uno specchio magico che si trovava nella sua capanna, come per una magia, riconobbe la voce dell’amico pescatore..”si! mi ricordo del pescatore che mi ha salvato la vita nel mare in burrasca, lo aiuterò, lo sento in molta difficoltà…e vedo anche che è ridotto in schiavitù.”

Quella sera Gidiuzzo Zippun pregò il suo Signore per tutta la notte chiedendo a lui un miracolo.

Il Caso e la Coincidenza, per effetto di quelle preghiere, diventarono amiche di Michele, per volontà del Signore, un miracolo stava per capitare.

E infatti un miracolo capitò, il giorno dopo accadde che mentre il patrizio romano leggeva nella sua libreria come spesso capitava..il servo contemporaneamente spostò alcuni scaffali di legno della libreria, per prendere degli stracci e degli unguenti di scorta e subito vide il baule, lo aprì e vide che all’interno del baule c’era il libro smarrito..subito lo portò al governatore romano, dicendogli che un libro importante era stato ritrovato.

“Presto guardie chiamate mia figlia!” disse il patrizio romano alle guardie dietro la porta.

La figlia arrivò nella stanza del padre e il patrizio raccontò alla figlia che il libro smarrito, era stato ritrovato dai servi e che quindi non era stato rubato come si pensava.

Il governatore romano si mise in viaggio per la città di Roma e potè ritornare il libro importante all’imperatore Costantino come richiesto, con immensa gratitudine dei senatori romani..

Visto che il libro importante era stato ritrovato, fu consigliato al governatore della Puglia, dallo stesso imperatore Costantino, di fare vera giustizia del fatto, cioè bisognava rimediare al torto causato in precedenza, e fu quindi ordinato al governatore di liberare dalla condanna di schiavitù Michele e suo figlio, in quanto condannati ingiustamente.

Il figlio del pescatore poté quindi ritornare dalla brutta e severa esperienza di schiavitù a cui era stato condannato, il pescatore Michele fu anche lui liberato dai doveri di essere schiavo nelle cave di pietra, ora i due erano liberi e finalmente poterono tornare a vivere nel loro paese.

Per ordine dell’imperatore Costantino inoltre il governatore della Puglia fu comandato a risarcire i due malcapitati con molto denaro, che fu utilizzato per costruire a Michele un’altra villa ancor più splendente, in questo modo il governatore si scusò con i due pescatori facendo penitenza per l’ingiustizia che aveva causato e aggiunse un dono di sua intenzione, in cambio del loro perdono, regalò loro anche un forziere di oro e gioielli preziosi.

Il pescatore aveva di nuovo figlio, oro e villa..e il patrizio romano diede pace in questo modo alla sua coscienza, rimediando così alla ingiustizia causata dalla sua fretta di giudicare.

Felici padre e figlio ora, finalmente salvi, si dissero che d’ora in avanti tutte le domeniche avrebbero raccontato la storia di Gidiuzzo Zippun mangiando le olive verdi insieme alla focaccia e dovete sapere che fu così per sempre …..essi mantennero la loro promessa…

Da quel giorno Michele ed il figlio tutte le domeniche..invitavano gente nella loro casa e offrivano loro della focaccia e delle olive verdi e contemporaneamente raccontavano loro del vecchio sulla montagna e dei suoi miracoli, ed ebbero in questo modo tanta fortuna dalla vita.

Morale:

Bisogna stare attenti a non infrangere la promessa fatta …ognuno di noi sà qual’è la sua intesa con l’aldilà e deve quindi rispettarla. Mantenendo quindi la promessa fatta ai Santi, vedrete che la fortuna vi sorriderà sempre…e sempre avrete benessere e felicità.

Fine

Autore: Egidio Zippone

scritto: (Milano, Giugno 2012)

giudizio: interessante

voto: (da 5 a 10): 9

 

 

Favola: il pescatore e l’eremita (per ragazzi)ultima modifica: 2020-11-19T19:14:47+01:00da scrittore59

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