Favola: il cavalier Elghà (per adulti)

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INTRODUZIONE: Dove il libero arbitrio causa abusi sui deboli e sui poveri, laggiù arrivano cavalieri della volontà a redarguire ed a renderlo più onesto, occorre però che qualcuno decida con tranquillità chi ascoltare..poiché la fretta è cattiva consigliera..
INIZIO
Favola: il cavaliere Elghà
Nel mondo delle favole, nel simil periodo storico del 500 d.c., un cavaliere viaggiando per il continente, dalla lontana Nord Europa, arrivò con i suoi soldati nella penisola Italica, e dopo un pò raggiunse una città del Nord Italia, giunto nella città, giudicò gli abitanti di quella città non meritevoli di aiuto, poiché molti tra gli abitanti avevano errori..
Il suo nome era il cavalier Lelù ….ed era un cavaliere che si vantava di essere integerrimo..…
Secondo lui per gioire della vita, bisognava che l’uomo si senta obbligato ad essere coerente e serio alle regole perbeniste della cavalleria e della nobiltà…e si prodigò a fare comizi su questo argomento nelle piazze di quella stolta città…
egli disse:”chiunque ha avuto errori nella vita…diventerà prima o poi triste e vittima del malumore del mondo…poiché si può dire di lui che non esiste come esempio integerrimo”..e al parere di Lelu era obbligatorio per un uomo diventare un esempio di vita valido per gli altri uomini..…
In quella città il podestà in precedenza aveva convinto tutti gli abitanti a essere sostanziali nel giudicarsi l’un l’altro…in paese tutti di conseguenza in nome dell’allegria e della faciloneria conseguente..avevano commesso errori, purtroppo a essere permissivi con le regole nobili si rende imprudente la gente e soprattutto i bambini…e molta gente disobbedì alla morale, la gente era certa che il loro comportamento non pignolo sarebbe stata capito dal giudicare in modo sostanziale..
Fu così che in quel paese nessuno degli abitanti poteva dichiararsi integerrimo alle regole degli antenati, se lo faceva non era sincero..
Nessuno degli abitanti era definibile perfettamente coerente a nessuna idea..avevano tutti infatti disobbedito a qualche principio morale..
Molti litigavano per essere uguali a questo oppure a quel modello di uomo..ed altri invece poiché senza speranza, per invidia trovavano divertente ostacolare nel loro convincimento automatico chi voleva credersi un essere perfetto .
Tutto questo causò una crisi di identità in molti uomini, che volevano stimarsi ugualmente, ma purtroppo essi avevano commesso errori nel passato, ed erano contestati quando cercavano di sembrare obbedienti alla perfezione..…
E così tutti gli abitanti, insieme al podestà del paese, chiesero aiuto ad un eremita che viveva nelle campagne vicino al paese, egli si chiamava Giacomo Spreva….ed egli era ritenuto molto saggio…molti dicevano che Giacomo aveva il potere dei veggenti, forse le sue preghiere avrebbero vinto il maleficio che causa tristezza alla gente e timore di punizioni…e tutti erano in attesa di un suo consiglio filosofico..
Giacomo promise di aiutarli, era anche lui un giudice sostanziale dei peccatori, ma qualcosa nella mente dei paesani, voleva che fosse solo l’ìntegerrimità a dare loro consiglio…la sostanzialità dava loro consolazione è vero.., ma faceva sembrare loro di non esistere..e molti di costoro per questo non riuscivano a provare più esaltazione spirituale di se stessi…poichè affermavano: “giudicare con sostanzialità va bene, però era meglio che non commettevo nessun errore nella vita” e diventava triste..
Giacomo si mise in viaggio per la regione, camminando a piedi per molti giorni… e restando molti giorni digiuno..…
Fu così che il cavaliere Lelù incontrò Giacomo nelle campagne che circondavano la città, e disse a lui che:” io sono un motivatore della volontà umana, permetterò solo a chi dimostrerà di meritarlo…. un premio,, gli permetterò di avere la suggestione di essere valido e coerente nella sua esistenza alla logica delle regole..lo presenterò a tutti dicendo che é un vero uomo in quanto comprende l’integerrimità e la purezza”..
E quindi il cavaliere Lelù era in disaccordo col metodo di Giacomo, e non voleva che gli abitanti della città aiutassero Giacomo nelle sue intenzioni permissive..poichè Giacomo la pensava diversamente da lui…..
Fu allora che Giacomo Spreva fuggì da lui, e mentre Giacomo camminava stanco e deluso dai rimproveri ricevuti, egli salì su per la collina e ugualmente avvertendo la sua tristezza le forze dell’universo diedero a lui consiglio, infatti nel mezzo della via incontrò un nuovo cavaliere, diventarono amici ed insieme pranzarono in un osteria e il nuovo cavaliere da amico gli parlò..…
“Il mio nome è cavalier Elghà, , e sono un cavaliere molto ricco …ma permissivo nell’intenzione morale..”
il nostro comunicare sarà più efficace se mi offrirai da bere e da mangiare..” rispose Giacomo a quel gentile cavaliere…
Devi sapere che una immagine di vita uguale ad un altra non esiste..quindi ti offro da mangiare senz’altro”…ed ordinò all’oste di portare del cibo..…
“il nuovo cavaliere senti la storia che Giacomo tristemente gli raccontò..:” Sono il cavaliere Elghà e voglio darti consiglio caro Giacomo”..”
“Come sono stupidi gli abitanti della tua città, litigano tra loro per essere per forza un esempio e si offendono l’un l’altro inutilmente per essere coerenti alle regole in modo integerrimo più degli altri…”
“Caro Giacomo osserva invece gli animali e la loro natura….non hanno bisogno di regole ..la Provvidenza li sfama e risolve i loro bisogni..
Gli animali a volte sbagliano commettendo incoerenze, eppure essi non hanno conseguenze nella loro allegria, per loro il sole sorge ancora e l’acqua da bere è ancora fresca e pulita e da mangiare trovano ancora è sufficiente per loro cercare, ed i figli a loro nascono lo stesso..anche se a volte commettono peccati”
“Caro Giacomo non serve essere per forza, non serve litigare nell’essere per poter avere, la natura é abbondante di risorse, ugualmente si può avere anche se si ha sbagliato, è sufficiente accontentarsi e non invidiare gli altri..”
“invece di litigare per essere..anche se non siete..pensate a volere..e vedrete che ottenete ugualmente..poichè l’uomo avrà sempre quello che si merita..”
“Giacomo! vai in paese e di che io, il cavalier Elghà, intercederò per loro e convincerò i popoli per loro per dar loro felicità, poiché non è ciò che siamo che ci rende felici, ma é ciò che veramente abbiamo…proprio come ci insegna la natura degli animali..che ci fa credere in noi anche se abbiamo errori….”
Giacomo comprese, ora che un nuova mentalità poteva consigliare gli uomini con i suoi consigli, e così tornò in paese e radunò la gente intorno a lui per raccontare la lieta novella e disse quel che il cavalier Elghà gli aveva riferito…di come il cavalier Elghà la pensava sul problema morale”
Tutti si stupirono della molta praticità e della molta consolazione che davano le parole di Giacomo, esse illuminavano il giudicare umano e dicevano di trarre felicità solo da quello che si ha nella vita e di non badare per forza a ciò che si é..poichè ciò che si è… rappresenta solo una suggestione, mentre ciò che si ha per davvero è una vera realtà tangibile…quello che si ha nella realtà è godibile e da all’individuo vero benessere..poiché saziata la fame e la sete..il corpo degli umani produce benessere”
Quelle parole illuminarono ad una nuova comprensione tutti gli abitanti della città..
Nella città giunse in seguito il cavalier Elghà che in uno dei suoi molti comizi disse: “ Esiste un modo per capire quale è la verità per gli abitanti della vostra città, come capita per gli animali, tutti non hanno conseguenze se commettono incoerenze a qualsiasi logica, così gli esseri umani non avranno conseguenze a causa di cio che hanno commesso..quello che avevano prima di sbagliare anche dopo che hanno sbagliato ancora lo avranno..questa è la verità che governa il mondo e che dovete comprendere, dopo ogni incendio e calamità, la natura ritorna a rifiorire rinascendo..la natura ritorna agli animali ciò che è giusto per loro….occorre solo evitare di non finire in un angustia prigione per tutta la vita e di restare vivi e sani il più a lungo possibile..
“Ci hai detto la verità Giacomo..il cavalier Elghà esiste ed è tra noi…Egli intercederà per tutti noi con la sua buona volontà..e non litigheremo più tra noi per chi è il migliore.”
“Che ci importa di essere per forza un essere coerente alla logica, l’importante è che ugualmente abbiamo da bere, da mangiare, da dormire e donne per fare all’amore!” e tutti applaudirono a queste parole..
Giacomo affermò per consigliare alla pace di tutti quanti:
“avete capito che non potete essere integerrimi poiché l’errore é già capitato, ma non disperate poiché comunque avrete..e risponderete “Noi abbiamo!”!…siccome avrete tutti risorse vi penseranno felici..e diventerete felici di conseguenza poichè vi siete convinti solo di questo..”..
e se qualcuno vi nega di essere ricchi..vi nega forse di avere ugualmente?…
non credetegli e non perdete tempo a convincerli del contrario..se resterete sostenuti di avere anche se non siete..siete di conseguenza a modo vostro..il vostro spirito vuole stimarsi ugualmente … poichè vi pensate ricchi in qualcosa da voi stessi…avete una ricchezza che pochi capiscono…..io vi permetto di stimarvi..
Non siete obbligati a credere negli ideali inventati da un altro, credete piuttosto in voi stessi, oppure create nuove ragionamenti per consigliare la vostra vita e quella dei vostri amici, diventerete così più utili, poiché è nel pluralismo delle idee e nel libero arbitrio che si basa la felicità dell’intera umanità…non si può essere felici se non ci si stima per qualcosa.
.e siccome abbiamo anche averi e ricchezze e siamo stati abili nel procurarli molte volte..meritiamo di stimarci…il parere dei nostri nemici per noi non conta..essi vogliono solo affliggerci obbligandoci all’autocritica esistenziale….
Fu così che tutti gli abitanti cominciarono a pensarla in questo modo in quella città..
Ma purtroppo qualcuno decise ingiustamente che il libero arbitrio e l’esempio degli animali gli permetteva di approfittare di chiunque e di perseguitare per futili motivi la vita di chiunque..anche questo secondo loro era decidere con libero arbitrio..imporre la legge del più forte su questo o su quello era permesso dalla natura degli animali..
Queste parole giunsero al sentire del cavaliere Lelù..che si inalterò molto nell’udire questi ragionamenti disobbedienti alle regole nobili..che sono l’onestà…la carità…la giustizia..il disprezzo della iniquità..
Con i suoi soldati il cavaliere Lelù avanzò minaccioso contro la città..contro la legione del cavaliere Elghà che si era stabilita in quel luogo….
Nelle campagne che confinavano con le mura della città..ci fu una vera battaglia di soldati..dopo molte ore..dopo molti feriti…e sangue sparso…finalmente ci fu un vincente..
Il destino dimostrò che chi afferma “NOI SIAMO!” é di volontà più decisa e forte di chi dice “NOI ABBIAMO!”
Fu così che I soldati del cavalier Lelù vinsero i soldati del cavalier Elghà..ed Elghà fu preso prigioniero..e condotto in ginocchio davanti al cavalier Lelù..per essere giudicato..
Obbligato a pentirsi per avere salva la sua vita..il cavaliere Elghà si pentì davanti a tutti di quel che aveva detto nei comizi precedenti..ed ammise che bisogna “essere” per meritare di “avere.”.”
Elghà fu obbligato ad ammettere che essere obbediente alle regole ci rende onesti.. si hanno risorse perché ne siamo meritevoli…e se non si merita è meglio non avere..poiché non è onesto nei riguardi della giustizia meritocratica”
Il cavaliere Lelù in quanto vincente in questa battaglia..confiscò tutte le ricchezze al cavaliere Elgha..che diventò di conseguenza povero..ma però il cavalier Lelù gli permise di avere salva la vita..anche perchè Elghà si penti davanti a tutti gli abitanti della città di come la pensava prima..negando per sempre ciò che aveva detto nei comizi precedenti….dicendo di essere stato frainteso..
Gli abitanti della città vedendo che la volontà dell’essere e più forte della volontà dell’avere…decisero di ascoltare i consigli di Lelù e lo nominarono loro re…
Il cavaliere Lelu fu nominato unico re di tutta la città..
Siccome il re Lelù era uomo onesto nel giudicare i peccatori e sapeva valutare le attenuanti di vita….egli fu un re giusto e mai iniquo..e la sua città prosperò per il resto dei suoi giorni..
e vissero tutti… forse non felici veramente.. però contenti di poter restare vivi nonostante gli errori che avevano..
infatti nonostante molti abitanti avessero commesso infrazioni morali nella loro vita..poichè tra le tante regole nobili che re Lelù consigliava, esisteva anche quella che bisogna obbedire al saper perdonare chi si pente..era questa la virtù della carità..tutti ebbero salva la vita dopo che dimostrarono di aver migliorato la loro visione dell’esistenza umana..
Il cavaliere Elghà resto alle dipendenze di re Lelù come consigliere… ma fu sempre considerato un subalterno..
Giacomo Spreva, invece fu esiliato, e andò a vivere in un eremo sulle colline tra i boschi..vivendo di povertà e di poco mangiare..
fine
Autore: Egidio Zippone
Scritto (Milano, 20 Febbraio 2017)
Giudizio: interessante, originale
voto (da 5 a 10): 9

Favola: il cavalier Elghà (per adulti)ultima modifica: 2019-09-06T14:53:00+02:00da scrittore59

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