Favola: Baprettoscù e le fate (per ragazzi)

INTRODUZIONE: Ogni destino è influenzato da doni e regali magici, che riceviamo da spiriti amici, Baprettoscù riuscirà a vincere le difficoltà che la vita gli porterà con l’aiuto di tali doni? Le fate esistono e lo aiuteranno nel suo destino…
INIZIO
Favola: Baprettoscù e le fate
C’erano una volta, nel paese delle favole, molte creature magiche.
Essi si chiamavano: folletti, fatine, elfi dei fiori e tanti altri nomi, ma tutti differenti e distinguibili nell’aspetto tra loro.
Tra questi esseri magici esisteva anche uno spiritello che confondeva un po’ il tutto, egli aveva una aspetto di uno spiritello simile ad un elfo, però sembrava anche un folletto, era un misto di somiglianza, molti lo prendevano in giro perché non si capiva quello che fosse, “forse è un folletto con le ali!” diceva qualcuno, “forse è un elfo con il berretto!” diceva qualcun altro, questo piccolo essere però aveva un nome e si chiamava Baprettoscù, che nel linguaggio degli elfi significa “folletto carino”..
A causa di questa confusione nel giudicarlo Baprettoscù aveva un desiderio molto forte, diventare bambino umano e appartenere alla realtà degli uomini, in questo modo sarebbe diventato finalmente una creatura vera…finalmente sarebbe stato credibile.
Fu così che per volere delle fate importanti e degli spiriti supremi, che una famiglia di contadini un giorno trovò davanti alla porta della loro casa, in un paniere, un neonato, felici lo accolsero con amore e dissero “finalmente abbiamo un figlio ed è maschio”.
La famiglia scelta dalle fate era una famiglia modesta e tranquilla, abitava in una casa di campagna, vicino ad una foresta ed avevano tutto quello che serve per allevare un bambino.
I due contadini adottivi del bambino, erano molto felici dello arrivo di un figlio maschio, e quando dovettero decidere come chiamarlo, pensarono ad un nome importante e decisero che quel nome doveva essere Baprettoscù, che coincidenza…probabilmente fu deciso così a causa di una magia delle fate.
Il padre di Baprettoscù, era un contadino buono, aiutava gli animali nella loro salute, curandoli con le erbe mediche del bosco, si preoccupava inoltre di allontanare i bracconieri e distruggeva loro le trappole, i bracconieri erano malvagi mettevano trappole sui sentieri per catturare gli animali, gli animali andavano aiutati.
Il padre di Baprettoscù era inoltre un marito fedele, ed anche obbediente suddito del re di quelle terre.
Il re di quelle terre, di nome Albino, aveva sempre problemi a causa dei popoli che abitavano ai confini del suo regno, i re di questi popoli erano molto ambiziosi e guerrafondai, molte volte il padre di Baprettoscù era stato chiamato alle armi per combattere in difesa della pace del regno.
Ma torniamo al nostro protagonista, il bambino Baprettoscù.
Al compimento del suo primo anno , Baprettoscù, forse perché il padre adottivo era un uomo stimato, oppure perché lo spirito del bambino era un’anima magica, sta di fatto che le fate del bosco, di loro iniziativa, tutte in fila ad una ad una, si avvicinarono durante la notte alla culla del bambino, quando i genitori dormivano nei loro letti ignari, per portare al bambino i loro doni fatati, questa era una tradizione voluta dai tempi e dalle fate e tramandata dagli elfi.
Esse erano fate benigne, il bambino aveva pure qualche mago per amico, quindi i loro doni, in nome di questa amicizia, erano certamente positivi.
La vita dei genitori adottivi del bambino e la origine magica che circondava Baprettoscù, suggerirono a queste fate i seguenti doni.
La fatina che era invisibile, di nome Aurelia donò al bambino:
uno scudo magico ed una spada e disse al bambino : “con queste armi ti difenderai nella tua battaglia per la vita, poiché tutti hanno una battaglia”.
La fatina che era invisibile, di nome Faunina, donò al bambino il potere sul mondo degli animali e disse a lui: “gli animali ti proteggeranno e ti aiuteranno con la loro praticità e la loro libertà”.
La fatina che era invisibile, di nome Terzella, gli dono la capacità di accontentarsi, di vedere e di trovare solo ciò che è buono in ogni giorno, in ogni cosa, in ogni persona, di conseguenza gli dono la felicità e gli disse: “ un giorno avrai una famiglia e questo dono ti servirà”.
Un mago che era invisibile anche lui, di nome Astrolabio, gli regalò “la soddisfazione di dare alle cose considerate inutili significato di utilità, e regalò a Baprettoscù, i diritti di proprietà su un pianeta, quello più lontano, il più piccolo del sistema solare, in quanto non sapeva a chi darlo.
Il mago spiegò che il pianeta, a causa della sua lontananza, appariva inutile alle funzioni astronomiche del sistema solare, esso era infatti il pianeta Plutone… il mago disse nei pressi della culla del bambino, con le fate che erano testimoni di questo dono:” sai bambino il pianeta Plutone è tuo…il suo nome significa “molto ricco” ci guadagnerai se saprai valorizzarlo, in quanto in questo momento esso non vale proprio niente è infatti inutile agli scopi terreni!” e disse inltre alle fate che erano li… quasi a giustificarsi: “non sapevo a chi dare Plutone e così lo dono a questo bambino!” e detto questo se ne andò ridendo di tutto quel donare…chissà forse davvero Baprettoscù avrebbe trasformato ciò che è inutile adesso, in cosa utilissima domani, dando così valore a quello che aveva.
Infine Amorina la fata più bella, disse avvicinandosi alla culla del bambino:
io dono al bambino, la capacità di far innamorare le donne di lui, io ti dono bambino l’amore di una donna, una donna si innamorerà di te Baprettoscù….e il matrimonio con lei ti porterà felicità.
Detto questo tutti quanti se ne andarono velocemente in una folata di vento, uscendo dalla finestra aperta sul bosco.
Il bambino Baprettoscù crebbe e diventò adulto e subito si dimostrò migliore dei ragazzi suoi coetanei, soprattutto frequentando la scuola del villaggio vicino, Baprettoscù potè dimostrare quanto era intelligente..anche per merito dei doni delle fate.
Ma dopo qualche anno di felicità, arrivarono tempi cupi, nel paese scoppiò la guerra, i popoli vicini diventarono aggressivi ed i giovani di ogni famiglia, furono tutti chiamati all’arruolamento.
Baprettoscù….ritrovò il suo scudo e la sua spada nascosti sotto il letto, e fiero della sua uniforme partì per arruolarsi nell’esercito del re, con la benedizione di suo padre,…egli era orgoglioso di suo figlio ed ora anche il figlio combatterà come lui in passato, per difendere la pace nel regno.
Baprettoscù in battaglia, dimostrò molta bravura con le armi e nel combattimento, e fu per questo nominato capitano di una legione dell’esercito del re Albino, in quanto Baprettoscù ne aveva le qualità.
Egli combatté molto bene in battaglia per il suo re, tanto è che lo nominarono capitano di armata sul campo.
Ma non sempre nelle guerre vincono i migliori, il nemico del re era più numeroso di soldati e l’esercito di Baprettoscù successivamente perse la battaglia più decisiva, in quanto Baprettoscù dovette arrendersi, i soldati nemici avevano infatti catturato il re Albino e lo minacciavano di morte, chiesero a tutti i soldati del re catturato, di abbassare le armi e di arrendersi.
Fu così che Baprettoscù diventò prigioniero del nemico insieme ai suoi soldati e fu custodito in un campo di prigionia in attesa di giudizio. Restò prigioniero del nemico per un mese.
Dovete sapere che Baprettoscù, dalla finestra della sua prigione, poteva vedere un cortile dove si trovava una stalla, nella quale si trovavano diversi animali.
Qualcosa nella mente di Baprettoscù si attivò, egli non sempre si ricordava dei doni ricevuti da bambino, ma Baprettoscù cercava una soluzione e chiese pregando le fate, che gli animali lo aiutassero a fuggire da quella triste situazione.
Quella notte, all’improviso dalla stalla, si vide uscire un toro inferocito che dopo una lunga rincorsa, incornò la porta di legno che chiudeva la prigione dove era rinchiuso Baprettoscù. La porta cedette e si frantumò e così tutti soldati prigionieri poterono fuggire, ma essi erano disarmati.
Fu così che tutti gli animali della stalla, buoi, cani, cavalli, galline e perfino capre, si misero a emettere versi ed a correre tutto intorno, essi agitavano creando scompiglio tra le guardie, che dovettero per forza distrarsi dal sorvegliare la prigione e anche dovettero fuggire in quanto le corna del toro inferocito facevano male ed anche le zoccolate dei cavalli imbizzarriti, esse colpivano sulla testa e sulla schiena.
A causa del disordine causato dagli animali, molti soldati prigionieri in questo modo poterono fuggire ed allontanarsi da quel luogo, e si nascosero tutti nella foresta per organizzare una rivolta, erano liberi.
Fuggiti nel bosco, Baprettoscù ed i suoi soldati, dopo aver camminato a lungo per il bosco, giunsero vicino ad una sorgente di acqua, incontrarono in quel luogo la figlia del re che si chiamava Angiolina, mandata incontro a loro per volontà di suo padre il re.
La principessa li condusse al nascondiglio di suo padre re Albino, che era anche lui riuscito a fuggire dal nemico grazie all’aiuto di qualche nobile devoto a lui.
In questo incontro, il re ottenne conforto dai suoi soldati.
In un discorso ai soldati rimanenti il re disse loro che occorreva denaro per organizzare un numeroso esercito e bisognava sperare in una rivincita.
Nel vivere tutto quel tempo nel bosco, capitò che intanto Baprettoscù ed la principessa Angiolina si innamorarono e si promisero in matrimonio.
Per sposare una principessa occorreva il permesso del padre re, ma questi era fortemente preso da un desiderio di rivincita, interpellato sul destino della figlia decise e promise che solo chi finanzierà il nuovo esercito potrà, se vorrà, sposarsi sua figlia ed ambire ad ereditare il suo titolo, e quindi negò il permesso agli innamorati.
Il re infatti era povero non aveva più un regno, ed era infelice per aver perso la guerra, aveva bisogno di denaro per armare un esercito e riprendersi il regno perduto, ora viveva fuggiasco nella foresta con i suoi servi, chi l’avrebbe aiutato?
Promettendo la sua bella figlia in matrimonio ad un altro re, forse re Albino ci sarebbe riuscito, con l’aiuto in cambio di un regalo prezioso da parte di questi, avrebbe potuto rinforzare il suo misero esercito.
Baprettoscù che si era molto innamorato di Angiolina, capì il problema, e si mise a pensare come fare ad aiutare lui il re, anche perché voleva lui sposare la figlia del re, anche la principessa Angiolina era innamorata di lui.
Dovete sapere che in quelle terre, esisteva una congregazione di maghi chiamata N.A.S.A., essa era da un po’ di tempo preoccupata da una cosa, tale organizzazione era preoccupata per una profezia avvertita dagli astrologhi, tale profezia era scritta nelle stelle, essa diceva che ci sarebbe stato sulla terra un cataclisma astronomico tremendo.
L’unico modo per impedire la distruzione, l’unica speranza per l’umanità, era riposta in una magia, ma per ottenere questa magia, era necessaria una pietra nera, ed inoltre l’autore della magia doveva risultare proprietario di un pianeta lontano..
Per causare il buon effetto della magia era necessario procurarsi la pietra nera, ma era necessario anche che il pianeta nominato fosse di proprietà di un mago appartenente alla congregazione, occorreva onestà, era questo un capriccio dello spirito magico del Sole.
“La pietra nera ce l’abbiamo, ma come si chiama il pianeta magico di cui serve essere proprietari?” chiese il Druido, mago dei maghi, agli astrologhi presenti.
“Il pianeta è il pianeta Plutone e purtroppo, oh! grande mago, sappiamo che il pianeta Plutone non é più di proprietà di un mago, quindi la magia non si può più eseguire.” Risposero gli astrologhi.
I maghi affermarono che il sole si sarebbe ingrandito per un capriccio magico della sua stella, con questo ingrandirsi il sole avrebbe causato il bruciare di tutti i pianeti più prossimi del sistema solare.
“E’ necessario… bisogna diventare padroni di Plutone”, dissero i maghi…”abbiamo bisogno di essere considerati i padroni di Plutone per fare il miracolo che salverà il mondo”.
Fu così che il mago Astrolabio dovette ammettere con rammarico il suo errore, si ricordò che quel pianeta era stato regalato a Baprettoscù quando questi era un bambino, perché quel piccolo pianeta non lo voleva nessuno, era pensato inutile e aggiunse “così io lo regalai ad un figlio di contadini e chiedo scusa a tutti i maghi.”
Il capo dei maghi si alzò dalla sua sedia e disse: “presto andate da questo Baprettoscù e convincetelo a ridarci la padronanza del pianeta ad ogni costo.”
I maghi chiesero alla fontana della verità dove si trovava oggi tale Baprettoscù, e partirono per quel luogo.
Dopo avere volato nel cielo notturno, i maghi raggiunsero il bosco dove si nascondeva Baprettoscù.
I maghi avvicinarono il giovane durante la notte, e chiesero a lui cosa voleva per rinunciare alla podestà del pianeta Plutone e restituirlo a loro, e così Bapretttoscù ebbe l’idea, egli chiese in cambio un forziere pieno di pepite di oro.
Ottenne la promessa di un accordo e così Baprettoscù divenne improvvisamente ricco, poiché firmò il documento di cessione e ricevette dai maghi in cambio l’oro promesso.
Baprettoscù portò l’oro guadagnato al suo re, che potè così in poco tempo armare un esercito arruolando mercenari e con l’aiuto del capitano Baprettoscù lo addestrò.
Organizzato un buon esercito, dopo tre mesi, il re poté affrontare l’usurpatore nemico in guerra e questa volta Baprettoscù ed il re Albino vinsero la battaglia.
Il re Albino ritornò padrone del suo regno.
Il re mantenne la prommessa e Baprettoscù poté sposare la principessa di nome Angiolina, poichè era stato proprio Baprettoscù a causare la vittoria, finanziando il nuovo esercito.
Passò del tempo, ed il sole dopo anni cominciò a causare esplosioni sempre più grandi, rispettando così la profezia malefica, e la terra si trovò ad un tratto a rischiare di essere bruciata dal sole a causa delle esplosioni diffuse che capitavano sulla superficie solare.
Ma nessuno ebbe timore, i maghi erano in grado di fare una magia benigna utilizzando la pietra nera, e siccome Plutone era di loro proprietà, la magia riuscì e calmò i capricci del Sole ed la stella che governa il sistema solare tornò saggia e mite e smise di essere pericolosa.
Il pianeta Terra si salvò dalla distruzione per volere e per la magia dei maghi.
Baprettoscù intanto ebbe da Angiolina due figli, uno maschio e una femmina, tutti a palazzo furono felici di questo.
Baprettoscù educò i suoi figli e sua moglie Angiolina ad accontentarsi consigliando loro di vedere nella gente e nelle cose solo il lato migliore…solo ciò che c’è di buono..
Questa educazione rese la sua famiglia ottimista, ed essendo ripudiato il giudicarsi l’un l’altro con pignoleria, essi vissero felici e contenti per sempre.
Passarono gli anni e il re Albino diventato anziano si ammalò e morì.
Baprettoscù in quanto sposo della figlia del re, diventò suo successore.
Baprettoscù diventò con il tempo un saggio e risoluto re e governò il suo regno con abilità, in quanto permise al popolo del suo regno di imparare dalla vita anche dagli errori, significava per lui imparare a non far capitare errori mai più ed a non diventarne schiavo, il suo regno era consigliato solo da cose giuste, fu chiamato per questo motivo dai posteri, re Baprettoscù il saggio.
Morale: esiste un destino per tutti noi, tutti hanno qualche spirito supremo che vuole il nostro bene e che ci protegge,
e con i suoi doni spirituali tutti noi affronteremo la nostra battaglia per dare felicità alla nostra vita.
Fine
Autore: Egidio Zippone (Milano, Luglio 2015)
Giudizio: interessante, originale
voto (da 5 a 10):9
L'immagine può contenere: 1 persona
Nessuna descrizione della foto disponibile.
Favola: Baprettoscù e le fate (per ragazzi)ultima modifica: 2019-06-18T12:17:30+02:00da scrittore59

Lascia un commento